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La geografia dell’inadeguatezza: il pop vulnerabile di Kanestri

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Nell’era contemporanea della performance a tutti i costi, dominata dall’estetica rigorosamente levigata dei social network e da una narrazione collettiva che impone una finta perfezione digitale, pubblicare un disco d’esordio intitolato “Difetti di fabbrica” assume i contorni di un vero e proprio atto di resistenza civile. Kanestri, progetto solista del cantautore marchigiano Matteo Manzoni, compie questo gesto rivoluzionario senza alcuna pretesa di salire in cattedra o impartire lezioni morali, ma scegliendo la via più complessa: quella che parte dal basso. Radicato nella profonda provincia marchigiana, dove i sogni adolescenziali si scontrano inevitabilmente con la realtà geometrica e ristretta dei piccoli spazi, Manzoni adotta un approccio che potremmo definire come un giornalismo d’inchiesta applicato ai sentimenti, una cronaca lucida, spietata e poetica delle fragilità umane tradotta in canzoni.

 

Il disco si articola come un avvincente percorso psicanalitico strutturato in nove stazioni sonore. Non vi è spazio per l’ipocrisia o per le maschere di convenienza. Brani di rara intensità come “Nel buio” scavano a fondo nella solitudine condivisa della nostra epoca, svelando quel bisogno quasi disperato e tipicamente umano di essere accolti e compresi proprio nel momento in cui mostriamo il nostro lato peggiore e le nostre crepe interiori. C’è una profonda e matura sensibilità sociologica nel modo in cui l’autore affronta i temi del distacco e dell’abbandono; in “Arcobaleni”, ad esempio, viene analizzata la fatica titanica e quasi innaturale di “disimparare a voler bene” a qualcuno nonostante la distanza fisica e geografica, descrivendo un’esperienza emotiva dolorosamente comune a un’intera giovinezza sospesa nel vuoto delle certezze moderne.

 

L’architettura musicale del disco riflette sapientemente questo dualismo tematico. Sotto la guida del produttore Davide Maggioni, le chitarre sature e distorte graffiano costantemente la superficie dei brani, mentre le aperture melodiche di matrice pop offrono improvvisi e consolatori spiragli di luce. La focus track “Me lo so aggiustare” incarna perfettamente questa filosofia della ricostruzione, trasformando la nostalgia e la rabbia per una rottura sentimentale in una spinta propulsiva verso il futuro. Kanestri ha confezionato un vero e proprio manifesto per chiunque si sia sentito fuori posto, inadeguato o strutturalmente fallato almeno una volta nella vita. Con una scrittura sincera che trova il suo culmine emotivo nella ballata finale per pianoforte “In rotta con lo sport”, questo album ci ricorda con fermezza che la vulnerabilità non deve essere considerata una colpa da nascondere, bensì l’unico punto di partenza autentico per ritrovare sé stessi e rimettere insieme i pezzi della propria esistenza.

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