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Intervista- NeroLuce: «Con “Zero Problemi” trasformo le delusioni in libertà emotiva»
Dopo l’uscita del nuovo singolo “Zero Problemi”, disponibile in radio e sulle piattaforme digitali, NeroLuce torna a raccontarsi attraverso un brano che unisce leggerezza sonora e profondità emotiva. Dietro un ritornello immediato e un’atmosfera estiva si nasconde infatti un messaggio di resilienza, consapevolezza e rinascita personale. In questa intervista l’artista ripercorre il proprio percorso umano e musicale, approfondendo il significato del brano e la volontà di trasformare esperienze difficili in un invitò a proteggere la propria energia e scegliere, finalmente, “zero problemi”.
“Zero Problemi” affronta il tema del lasciarsi alle spalle ciò che appesantisce la nostra vita. Da quale esigenza personale o artistica è nato questo brano?
“Zero Problemi è una vibe, un mood scelto con consapevolezza. Non ho mai trovato senso nel lasciare che qualcosa, o qualcuno, mi appesantisse l’esistenza. A volte la tendenza all’autosabotaggio mi ha spinto nel circolo vizioso della lamentela, della negatività a prescindere. Ma quest’estate ho deciso che era il momento di dire ‘Buonguaiage Baby’ a tutto ciò che mi tiene fermo, che mi toglie i momenti di serenità.”
Dietro un’atmosfera leggera e coinvolgente si percepisce un messaggio di forza e rinascita. Quanto è importante per te utilizzare la musica come strumento di crescita personale?
“Sono appassionato di crescita personale — se fossi davvero riuscito ad applicare tutto quello che ho letto, forse oggi sarei una di quelle rare menti illuminate. Ma non funziona esattamente così. Faccio fatica a incasellare la musica come ‘strumento’: c’è chi la paragona a una seduta di psicologia, chi a un bisogno fisico. Per quanto mi riguarda, è semplicemente la cosa che mi è sempre riuscita meglio fare — e quindi seguo il flow. Forse la crescita, per me, non è qualcosa che cerco nella musica: è quello che succede mentre la faccio.”
Nel tuo percorso artistico convivono spesso introspezione ed energia. In che modo “Zero Problemi” rappresenta questa dualità che caratterizza la tua musica?
“Convivono perché è così che funziono anche fuori dalla musica. Posso essere completamente dentro i miei pensieri un momento, e un secondo dopo buttarmi nella vita con tutta l’energia che ho. Zero Problemi nasce esattamente da questo: il pezzo è un esplosione di energia e libertà che passa prima dall’introspezione. Non li ho dovuti inventare, li ho solo trascritti.”
Il termine “Buonguaiage” è uno degli elementi più originali del brano. Come è nato e quale significato racchiude per te?
“‘Buonguaiage” è un neologismo nato dalla fusione di tre parole: Buon, Guaio, Viaggio. È nato quasi per gioco, dal bisogno di trovare un modo leggero per dire qualcosa di serio — il distacco consapevole da tutto ciò che ti sottrae energia, tempo, serenità. In un mondo che ci bombarda di ansie e negatività gratuita, ‘Buonguaiage Baby’ è l’atto di augurare ironicamente ‘buon viaggio’ ai guai — e a chi li porta.
Viviamo in un’epoca in cui si parla sempre più spesso di benessere emotivo e tutela della propria serenità. Pensi che questo messaggio possa aiutare chi sta attraversando un momento difficile?
“Non ho la pretesa di poter aiutare qualcuno — mi piacerebbe, ma in fondo, come cantava un grande come Edoardo Bennato, ‘sono solo canzonette’. Quello che posso dire è che ‘Buonguaiage’ è quella parola che non sapevi di avere. È lì, a disposizione di tutti, pronta per essere usata in qualunque momento dell’estate — in cui hai bisogno di mandare qualcuno — o qualcosa — a quel paese, ma con stile. Un po’ come dire ‘vaffa’ senza perdere l’eleganza.”
Durante la scrittura del singolo c’è stato un momento in cui hai capito che il brano stava assumendo un significato più universale rispetto alla tua esperienza personale?
Non c’è stato un momento preciso, perché io scrivo a flusso di coscienza — spesso non capisco nemmeno io di cosa sto parlando fino a quando non finisco la prima stesura. È lì che tutto si svela. Ma in un certo senso lo sapevo già: l’universalità è la caratteristica principale dei miei brani. Mi piace condividere con gli altri le emozioni, le vibrazioni, d’altronde, la musica non è proprio questo?”
Qual è stata la sfida più grande nel raccontare temi profondi mantenendo un linguaggio diretto e accessibile a tutti?
“In questo momento storico, saturo di pesantezza, la sfida è proprio questa: trattare temi considerati ‘impegnativi’ quando la soglia dell’attenzione collettiva è sempre più bassa. Il rischio è che la gente non abbia più voglia di conoscersi, né di conoscere — quindi devi indorare la pillola, nascondere la profondità dentro la leggerezza, perché solo così riesce ad arrivare davvero.”
Dopo l’uscita di “Zero Problemi”, quali sono i prossimi passi del tuo percorso artistico e cosa possono aspettarsi i tuoi ascoltatori nei prossimi mesi?
“Dopo l’adrenalina di Zero Problemi, sento il bisogno di rallentare — di restituire spazio al respiro e alla parola. Ho voglia di un capitolo diverso, più intimo: il contraltare naturale di quell’esplosione elettropop che ha caratterizzato il singolo. È il momento di mostrare l’altra faccia della mia contraddizione: non solo il rumore dell’esplosione, ma anche la sacralità del silenzio che la precede e la segue. Attualmente sto lavorando con Fabio Roveroni per la cura degli arrangiamenti, e spero vivamente di poter avere al mio fianco anche Giulia Monti. Sulla storia che racconterò non posso ancora svelare troppo — se non che verrà sviscerata da una prospettiva totalmente inaspettata.”
