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Lemuri Il Visionario: il volto più umano della metropoli nel nuovo singolo “Parlami”
Le città non sono fatte soltanto di strade, palazzi e luci. Esiste anche una dimensione invisibile, quella delle emozioni, dove il senso di appartenenza può lasciare spazio allo smarrimento e la vicinanza fisica non sempre coincide con quella umana. È proprio da questa riflessione che prende forma “Parlami”, il nuovo singolo di Lemuri Il Visionario, un brano che affronta il tema della solitudine urbana con uno sguardo personale e autentico.
Il cantautore ci ha raccontato come l’esperienza vissuta a Milano abbia influenzato la sua scrittura, riflette sul rapporto tra tecnologia ed empatia, sul benessere emotivo nelle grandi città e sull’importanza di ritrovare spazi di lentezza in una società sempre più frenetica. Un’intervista che offre l’occasione per approfondire il significato di un brano capace di trasformare un’esperienza personale in una riflessione universale.
“Parlami” racconta il lato meno luminoso della vita nelle grandi città. Cosa ti ha colpito maggiormente di questa realtà?
Il senso di spaesamento e solitudine che si può provare in mezzo a milioni di nostri simili. Blade Runner è un film che pur ambientato in un futuro distopico, rappresenta molto bene quel tipo di sensazione.
Esiste secondo te una differenza tra la solitudine vissuta in provincia e quella vissuta in una metropoli?
Credo di si. La solitudine in provincia coincide un pò di più con l’emarginazione anche se poi spesso anche in città si vive il “quartiere” che in fondo non è altro che una provincia immersa in una realtà più grande. Credo che il tipo di solitudine descritta nella mia canzone possa toccare più facilmente chi si ritrasferisce in una metropoli da adulto mentre per chi ci nasce è un pò diverso.
Milano ti ha dato molto dal punto di vista umano e artistico. Qual è il bilancio di quei dieci anni?
In realtà un bilancio estremamente positivo. Dopo un iniziale periodo di difficoltà ho scoperto una realtà molto viva e ricca di stimoli dal punto di vista artistico. In quegli anni ho conosciuto moltissime persone interessanti. Con alcuni di loro collaboro tutt’ora.
Quanto il ritmo frenetico delle città moderne influisce sul nostro benessere emotivo?
Sicuramente per scendere nelle profondità nel nostro animo sarebbe necessario riuscire a ritagliarsi dei momenti di lentezza. In pratica quello che mi piace definire “ozio creativo”. Per chi vive in una città dei nostri giorni è un’impresa difficile. Forse è proprio per questo che viviamo un tempo sempre più governato dal Dio denaro e sempre più incline alla depressione perché povero di poesia.
La tecnologia ci connette continuamente ma spesso ci fa sentire più soli. È una riflessione presente anche nel brano?
Certamente. Perché la comunicazione per mezzo dei social ci porta a vivere vite irreali e parallele. Questo tipo di nuova realtà per molte persone può sembrare meno rischiosa e facile da manipolare. Ma questo allontanamento dal confronto fisico ed energetico porta alla mancanza di empatia.
C’è stato un momento in cui hai sentito di aver trovato il tuo equilibrio all’interno della città?
Certo. Man mano che la mia schiera di conoscenze ed amicizie si sviluppava mi sono sentito sempre di più a mio agio ed emotivamente appagato. Io sono di natura una persona molto aperta e quindi quando incontro qualcuno per la prima volta tendo a cercare subito il suoi lati positivi. Diciamo che per instaurare dei rapporti belli e duraturi a volte bisogna dare senza pretendere nessun tornaconto.
Pensi che oggi si parli abbastanza di salute mentale e disagio emotivo?
Forse anche troppo. Le paure vanno affrontate e superate con coraggio perché prima o poi si trasformano in forza e sicurezza in sé stessi. Se invece vengono trasformate in patologie possono diventare un peso insopportabile per tutta la vita. La paura non è un sentimento negativo di per sé. Tutte le persone veramente coraggiose hanno paura.
Se dovessi descrivere “Parlami” con una sola immagine urbana, quale sceglieresti?
La metropolitana nell’ora di punta.
