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Halley si racconta: dietro la nascita di “Niente”

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“Niente” conferma la capacità di Halley di trasformare esperienze personali in un racconto musicale diretto e autentico. Il brano parte dalla fine di una relazione e da sentimenti ormai consumati dal tempo, ma evita di fermarsi alla malinconia, scegliendo invece di raccontare il valore della crescita e della consapevolezza. Il passaggio da sonorità più profonde a un andamento sempre più leggero riflette con coerenza il cambiamento emotivo descritto nel testo, dando vita a una canzone che parla di rinascita senza rinunciare all’intensità.

Abbiamo intervistato Halley per saperne di più sul nuovo singolo.

Hai iniziato a scrivere musica da giovanissimo: senti che “Niente” rappresenti una crescita rispetto ai tuoi lavori precedenti?

Sì, ma come lo è ogni canzone che faccio. Secondo me non esiste un singolo evento che ti fa crescere, ma è la costanza nel farlo sempre un pochino meglio. Riassunto di ciò, che ogni pezzo è una crescita a suo modo.

Quanto c’è di autobiografico nel singolo?

Tutto, direi praticamente tutto. Anzi, nel singolo racconto proprio la mia storia. Per me, scrivere di me è essenziale, perché sono l’unica persona che conosco abbastanza bene da sapere cosa provo e come voglio esprimerlo.

Scrivere ti aiuta davvero a stare meglio?

Sì, ma non per lo scrivere in sé, ma per il gesto che rappresenta. Fa parte della mia routine quotidiana e so che quello è il momento in cui mi è concesso staccare da tutto, appunto, compresi i problemi.

Nel brano si passa da atmosfere più cupe a sonorità leggere: rispecchia anche il tuo percorso personale?

Più che percorso personale rappresenta ciò che racconto nella canzone, e sin da quando l’ho scritta sapevo che doveva essere così. Infatti, solo così quel testo poteva rendere davvero l’idea.

Cosa significa per te trasformare un’esperienza difficile in musica?

È una domanda a cui non è semplice rispondere per me, perché ormai è normalità, per quanto mi riguarda io la vedo come cosa integrata nella mia vita.

Quanto conta il supporto delle persone che lavorano con te nella tua crescita artistica?

Tanto, soprattutto perché mi aiutano tanto a sentirmi soddisfatto di ciò che faccio. Tuttavia, credo che sia importante non adagiarsi sugli allori, e sono consapevole che alla fine dipende tutto da me, perché con o senza supporto alla fine quello che si deve impegnare di più sono io.

Guardando avanti, che tipo di artista vorresti diventare?

Non credo di doverlo decidere io. O meglio, sicuramente posso incidere ma non decidere il modo in cui le persone mi guardano. Il mio sogno sarebbe avere una fan base di persone che si rivedono in me come persona, e che mi ascoltano perché si sentono capiti o stanno meglio facendolo

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