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Gioacchino Fittipaldi: il significato del videoclip di “Frammenti”
“Frammenti” di Gioacchino Fittipaldi è un brano che trasforma il ricordo in un’esperienza sensoriale, affidando alla musica e alle immagini il compito di raccontare ciò che spesso le parole non riescono a esprimere. Il singolo esplora il tema della memoria attraverso atmosfere sospese e un videoclip ricco di simbolismi, dove natura, silenzio e paesaggi diventano parte integrante della narrazione emotiva. Il risultato è un racconto delicato e intenso, capace di accompagnare l’ascoltatore in un viaggio tra assenze, emozioni e frammenti di vita che riaffiorano nel tempo. Per approfondire il significato del progetto e il lavoro che ha dato forma al videoclip, Prima Music ha intervistato Gioacchino Fittipaldi. Ecco cosa ci ha raccontato.
Il videoclip di “Frammenti” sembra un viaggio tra memoria, natura e assenza. Qual era l’idea alla base del progetto?
L’idea centrale era quella di tradurre in immagini la natura stessa di un ricordo, che è poi il fulcro della canzone. Volevo che il video non si limitasse a raccontare una storia didascalica, ma che diventasse uno stato d’animo legato all’assenza. In questo viaggio visivo, la natura e i luoghi scelti amplificano quel senso di sospensione. C’è un ribaltamento profondo rispetto a quello che si potrebbe pensare: nel video non sono io a ricordare, ma io stesso sono il ricordo che affiora e si muove attraverso quegli spazi, come una presenza che attraversa la memoria di qualcun altro.
Perché hai scelto luoghi così simbolici come la Rabatana di Tursi e la spiaggia di Policoro?
Anche se io sono di San Severino Lucano – terra che porto sempre dentro di me e nella mia identità – per questo video cercavo scenari capaci di dare corpo a questo concetto di “frammentazione” e memoria.
La Rabatana di Tursi, con la sua pietra, i suoi calanchi e la sua atmosfera millenaria, rappresenta perfettamente il silenzio e il mistero del passato, il luogo dove i ricordi restano stratificati. La spiaggia di Policoro, al contrario, con la sua vastità e il mare, offre l’idea del fluire, del tempo che scorre e cancella le tracce sulla sabbia. Questo contrasto visivo era lo sfondo ideale per far muovere la mia figura come un’evocazione sospesa.
Nel video non esiste una vera trama lineare. Quanto era importante lasciare spazio all’interpretazione dello spettatore?
Era importante per guidare lo spettatore lungo un percorso di sensazioni, senza svelare tutto subito. La mancanza di una trama lineare serve a ricreare il modo in cui i ricordi si presentano alla mente: frammentati, confusi, non cronologici. Questo lascia a chi guarda la libertà di proiettare sul video le proprie emozioni, ma c’è un filo conduttore preciso che unisce questi frammenti e che si dipana solo nel finale, quando la storia si ricompone e diventa chiara.
Che contributo ha portato il regista Stefano Poletti alla realizzazione del videoclip?
Stefano ha una sensibilità visiva straordinaria. Ha capito subito l’essenza intima del brano e, soprattutto, il mio ruolo all’interno del video. Il suo grande merito è stato quello di sapermi guidare davanti alla macchina da presa non come un narratore, ma come un’entità astratta, un’apparizione. Ha catturato la luce di Tursi e Policoro in modo poetico, traducendo i vuoti e i pieni della mia musica in immagini cinematografiche capaci di evocare quel senso di presenza-assenza.
Le immagini sembrano evocare ricordi che affiorano e scompaiono continuamente. Quanto questa scelta rispecchia il significato del brano?
Rispecchia la canzone in modo totale. La struttura di “Frammenti” vive di dinamiche e di contrasti. Il fatto che le immagini appaiano e scompaiano va di pari passo con la mia presenza nel video: io sono il ricordo che riaffiora nella mente, che per un attimo sembra nitido e un attimo dopo sbiadisce. È la trasposizione visiva della fragilità della memoria e di come aggrapparsi a un frammento sia, a volte, l’unico modo per curare una mancanza.
Che rapporto hai con la componente visiva della tua musica?
Per me sono due elementi indissolubili. Quando scrivo e compongo, visualizzo quasi sempre delle immagini, dei colori o delle atmosfere. Oggi la musica si vive a 360 gradi e curare l’aspetto visivo significa dare una forma tridimensionale alle mie parole. Ogni inquadratura e ogni scelta estetica devono essere al servizio del brano, aiutando il pubblico a entrare dentro il mio mondo e a percepire vibrazioni che la sola traccia audio non potrebbe raccontare.
C’è una scena del videoclip che rappresenta meglio di tutte il cuore di “Frammenti”?
Sicuramente la scena finale. È in quel momento che la storia diventa finalmente chiara e tutto assume un senso. Fino a quel punto lo spettatore viaggia tra suggestioni e immagini astratte, ma è nell’epilogo che si svela il cuore del progetto e si comprende appieno la mia natura all’interno del video: quella di essere un ricordo. È la chiusura del cerchio, il momento in cui tutti i frammenti si uniscono e rivelano la verità emotiva del brano.
