Uscite discografiche
Br3nd e “Letto di vetro”: «Scrivere è il modo migliore che ho per dare voce a ciò che provo»
Partito dalla semplice esigenza di raccontarsi, Br3nd ha trasformato la scrittura in uno strumento capace di dare forma a emozioni, ricordi e riflessioni personali. Con “Letto di vetro”, l’artista prosegue un percorso fondato sull’autenticità, mescolando sonorità rap e pop in un linguaggio diretto e coinvolgente. In questa intervista ripercorre le tappe della sua crescita musicale, le fonti di ispirazione e il rapporto speciale che lega la sua musica al pubblico.
C’è un momento preciso che ricordi come l’inizio della tua avventura musicale e in cui hai capito che scrivere canzoni sarebbe diventato qualcosa di fondamentale per te?
Non c’è stato un momento preciso, ma ricordo chiaramente il periodo in cui tutto ha iniziato a prendere forma. Scrivevo quasi per istinto, senza pensare troppo, ma mi sono accorto subito che non era qualcosa di occasionale: era una necessità. Sentivo il bisogno di mettere su carta quello che avevo dentro, di dare un ordine ai pensieri e trasformarli in qualcosa di concreto. È lì che ho capito che scrivere canzoni non sarebbe stato un passatempo, ma una parte fondamentale di me.
Hai raccontato che spesso sono i suoni, i beat e le emozioni suscitate da un ricordo a guidarti nella scrittura. Da dove trai principalmente ispirazione per le tue canzoni?
Io quando vado a scrivere un testo mi faccio trasportare completamente da quelle che sono le mie emozioni e ricordi, è dal mio interno che trovo l’ispirazione.
Nei tuoi brani cerchi sempre di trasformare esperienze personali in emozioni condivise. Ci sono temi o messaggi che tornano frequentemente nella tua musica?
Sicuramente le relazioni con le persone, che siano di amicizia o amorose, quelle sono le cose di cui scrivo di più; però allo stesso tempo cerco anche un’analisi di me stesso e spesso mi ritrovo a interrogarmi proprio mentre scrivo.
Il tuo stile fonde rap e pop in maniera molto personale. Quali artisti o generi musicali hanno contribuito maggiormente alla tua formazione artistica?
Oggi i miei principali punti di riferimento artistici sono Gemitaiz e Il Tre. Li sento vicini perché rappresentano bene le due anime della mia musica: da una parte quella più introspettiva e personale, che ritrovo in Gem, dall’altra quella più diretta ed energica, che vedo in Il Tre, sempre molto intenso sia nei live che nei brani.
In pochi anni sei passato dalle prime canzoni scritte per gioco a un album e a una collaborazione discografica. Come valuti la tua evoluzione artistica fino a oggi?
La valuto divertente! Facendolo sempre per passione e non per lavoro mi sono divertito nel fare quello che faccio e secondo me è la cosa più importante e che mi rimarrà di più dentro nel futuro.
C’è una canzone che ami particolarmente eseguire dal vivo e perché?
Sì, è una canzone del mio album “8” e si intitola “Luci della città”: è una canzone a cui sono molto legato e che adoro fare dal vivo, perchè fa riaffiorare in me tanti ricordi di cui sono felice e ogni volta che la canto quasi mi viene da piangere.
“Letto di vetro” rappresenta un momento di svolta nel tuo percorso. Da dove è nata l’idea di questo singolo e come si è sviluppato?
È nato come gli altri miei pezzi, in modo spontaneo: una sera, ascoltando un giro di piano, ho iniziato a cantare di getto, lasciandomi guidare dalle sensazioni. Quel suono mi ha riportato a emozioni e persone del passato, e proprio da lì è nata “Letto di vetro”. La risposta degli ascoltatori, per ora, è molto positiva e questo mi fa pensare di essere riuscito a trasmettere davvero il messaggio che avevo in mente.
Guardando al futuro, quali sono gli obiettivi che ti piacerebbe raggiungere con la tua musica e con la tua carriera?
Per ora non ho obiettivi in testa, voglio solamente godermi quello che accadrà senza farmi trasportare da aspettative.
