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Manuela Dia presenta “E Si Va, Si Va”: il nuovo singolo tra poesia, memoria e musica d’autore
Andare avanti, senza dimenticare ciò che ci ha costruiti. È questo il filo conduttore di “E Si Va, Si Va”, il nuovo singolo di Manuela Dia, un brano che unisce il fascino della tradizione italiana a una riflessione attuale sul tempo, sui cambiamenti e sulla necessità di non perdere mai la propria direzione.
Artista poliedrica, Manuela Dia ha fatto della contaminazione il proprio tratto distintivo. Cantante, autrice e compositrice, ha collaborato nel corso della sua carriera con alcuni dei più grandi nomi della musica italiana, per poi dedicarsi completamente a un progetto artistico personale che attraversa generi, culture e linguaggi. Influenzata dal jazz, dalla canzone d’autore, dal cinema e dalla letteratura, costruisce canzoni dove convivono leggerezza, profondità e una sottile ironia. Il suo album “La Danza Umana”, realizzato insieme al produttore Massimo Braghieri Paramour e a un cast di musicisti di grande esperienza, è stato registrato tra Italia e Londra e finalizzato agli storici Abbey Road Studios.
Per Prima Music, Manuela Dia racconta il significato di “E Si Va, Si Va”, il valore delle pause, l’importanza delle esperienze che hanno segnato la sua carriera e le sfide affrontate durante la realizzazione di questo nuovo progetto discografico.
Il titolo “E Si Va, Si Va” suggerisce movimento e continuità. Cosa rappresenta per te quel “si va”?
Non arrendersi mai, nonostante tutto. Infatti, “E Si Va, Si Va” parla di un viaggio in bus tutt’altro che ideale attraverso un’Italia non più identificabile con i ricordi di un tempo.
Quanto è importante oggi fermarsi a riflettere, in un’epoca che sembra correre continuamente?
È fondamentale. Bisogna sempre fermarsi a respirare. Le pause sono quelle che ci consentono di prendere fiato e di riflettere. Già secoli fa c’era qualcuno che diceva: festina lente. Giusto?
Nei tuoi brani convivono cultura musicale, poesia e quotidianità. Come nasce questo linguaggio così personale?
Credo nel concetto Fluxus di artista: non esiste distinzione tra Manuela Dia e Manuela Stefanoni. Ciò detto, non saprei dire esattamente da quali esperienze artistiche o culturali nasca il mio linguaggio, io inseguo solamente le mie memorie e i silenzi armata di matita, gomma e fogli da riempire.
Hai lavorato con grandi artisti italiani. C’è qualcosa che quelle esperienze continuano a insegnarti ancora oggi?
La disciplina, l’impegno e la pazienza, questo mi hanno insegnato.
Il videoclip racconta un amore arrivato al capolinea. Quanto il tema della fine può trasformarsi in una nuova partenza?
Dietro ogni fine c’è sempre una rinascita. Tutto si rigenera. Bisogna essere in grado di lasciare andare le cose o le persone quand’è il momento, anche perché faranno sempre parte della nostra storia personale.
Qual è stata la sfida più grande nella realizzazione di questo progetto?
Sono stata io stessa la mia sfida più grande. Non tanto nella fase della scrittura, della realizzazione, dell’organizzazione e della registrazione agli Abbey Road a Londra con Geoff Pesche, ma perché sono sempre indecisa su tutto. L’album ha avuto una gestazione lunghissima ed ogni singola nota suonata dai miei musicisti è stata ben ponderata. Sono pignola e perfezionista, cosa posso farci?
