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L’officina della canzone: anatomia del ritorno a casa

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Se si scava dietro le quinte del nuovo EP di Anastasia Anniemore24, si scopre un laboratorio artigianale dove la canzone viene trattata come una materia viva, da plasmare attraverso il confronto umano. L’esempio più lampante di questo metodo di lavoro all’interno di “Un bacio di fortuna” (Vol. 2) è senza dubbio “Sto tornando a casa”, traccia interpretata da Luca Borin. Scritto originariamente per una vocalità maschile, il pezzo ha trovato la sua quadratura ideale grazie all’apporto tecnico ed emotivo di Michele Coratella di Mirkostudio (Brescia), che ha curato le trame delle chitarre.

Da un punto di vista strettamente giornalistico, il brano merita un’analisi approfondita per come riesce a decostruire il mito del viaggio: qui il ritorno non è una ritirata o una resa, ma una necessità terapeutica. Luca Borin presta la sua voce a un testo denso di fallimenti quotidiani, sogni personali e una profonda, quasi disperata voglia di vivere. La “casa”, nell’universo poetico di Anastasia, perde qualsiasi connotazione geografica per trasformarsi nel simbolo di un luogo interiore: lo spazio in cui poter finalmente respirare di nuovo senza maschere, ricaricarsi e ritrovare se stessi dopo le tempeste del mondo esterno.

La produzione mette in risalto una forte dimensione cantautorale e introspettiva, pulendo il mix da qualsiasi sovrastruttura digitale per far vibrare le corde più intime dell’ascoltatore. Un pezzo solido, che conferma come l’architettura del progetto “30 brani per 30 voci” sappia valorizzare le maestranze e il talento locale con un respiro artistico di livello nazionale, dimostrando che la vera indipendenza discografica risiede nella cura dei dettagli e nella sincerità degli intenti.

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