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Rocket B e “Restiamo qui”: la musica come strumento per ritrovare la speranza

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Con “Restiamo qui”, Rocket B dà voce a un messaggio di rinascita, unione e forza interiore, nato da esperienze personali che hanno segnato profondamente il suo percorso. Il singolo fonde rap, house e dance in una proposta musicale capace di coinvolgere pubblici diversi, senza rinunciare all’introspezione. In questa intervista l’artista racconta le sue ispirazioni, la sua evoluzione e la missione che guida ogni suo progetto: portare pace ed energia positiva attraverso la musica.

 

C’è un momento particolare che ricordi come l’inizio del tuo percorso musicale, dal beatbox fino alla decisione di produrre i tuoi brani?

Sì, ho avuto davvero tanta sofferenza nel momento in cui ho perso il mio migliore amico. Non trovi più amore… allora decidi di dedicare la tua vita alla musica per dare un senso alla vita. Ero bravo a fare beatbox ma anche a scrivere, allora ho fatto un corso da Producer e ho unito tutto ciò che sapevo fare.

Da dove trai ispirazione per scrivere canzoni come “Restiamo qui”, capaci di unire energia, speranza e voglia di ricominciare?

Quando ho deciso che bisognava cercare di migliorare il mondo… sicuramente da solo non posso farlo, ma ci sarà qualcuno prima o poi che capirà quanto è importante l’unione dentro tanta solitudine! A volte basta una parola per salvar qualcuno e con la musica si possono salvare tantissime persone… è uno strumento davvero bellissimo per quanto mi riguarda. Avere qualcosa dentro, come una speranza, anche per chi ci circonda.

L’unione tra le persone, la rinascita e la ricerca della propria luce interiore sono temi centrali nel tuo nuovo singolo. Quanto sono importanti nella tua musica?

Come ho citato prima, penso che sia la cosa più bella cercare di arrivare tutti ad unico obiettivo soddisfacente. Non penso ci sia nulla di così tanto serio, passare ore e ore a scervellarsi per tirare fuori il meglio di noi, divertirsi e usare la musica come scappatoia… una persona quando brilla è connessa con il mondo e tutte le altre persone che ne fanno parte. C’è sempre un modo per ricominciare, basta solo non stare troppo a pensare e mettersi a fare qualcosa… in modo tale da brillare.

Le tue influenze spaziano dal rap all’elettronica, passando per sonorità tribali. Quali artisti hanno contribuito maggiormente a definire il tuo stile?

Sicuramente artisti come Gemitaiz, Madman, Salmo, Noyz Narcos, Achille Lauro, Charlotte De Witte, Gabry Ponte… comunque dei grandissimi. Amo i bonghetti, i suoni spirituali come i canti shamanici o anche i canti gregoriani, è tutta roba che mette in pace l’anima o la fa vibrare in una certa maniera! Non è da tutti ascoltare e sentirsi in pace senza giudicare… penso che prima o poi sarà questo lo stile di musica che tutti cercheranno di fare, proprio per stimolare le endorfine, visto che siamo tutti sempre sull’attenti.

Con “Restiamo qui” hai intrapreso una nuova direzione artistica, sperimentando sonorità house, rap e dance. Come descriveresti questa evoluzione?

Assolutamente bellissima, in ogni caso ti fa uscire dagli schemi pensare che ora potrò scrivere davvero ovunque e vorrò sperimentare qualsiasi cosa, tempo permettendo, perché non è facile incastrare le cose quando si lavora, ma tutto richiede un sacrificio. Mi sento anche io un po’ cresciuto, quindi non c’è da fossilizzarsi solo sul rap o sui generi specifici, che la musica è tutta bellissima. Siate originali. Perché penso sia molto più apprezzabile così!

Tra i tuoi brani, quale senti rappresentarti di più dal vivo e perché? Pensi che “Restiamo qui” abbia le caratteristiche per diventare uno dei pezzi più coinvolgenti in concerto?

Ultimamente ho fatto delle canzoni molto belle, come Follow the Sun e Piano B che sono davvero bellissime in live, chissà magari quando qualcuno me ne darà la possibilità potrò anche io salire sul palco a cantare qualche pezzo. In ogni caso penso di sì… a casa strillo come un matto, ma intonato! L’energia non mi manca sicuramente per queste cose.

Tra il progetto “Tribù”, la pubblicazione di nuova musica e il desiderio di creare connessione attraverso le tue canzoni, quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

Non voglio sicuramente creare una religione con la mia tribù, ma calmare il sistema nervoso, mio e di chi ascolta. In questa vita ci sono troppe cose negative, bisogna darsi una mano a vicenda. È inutile far finta di niente, i problemi arriveranno a tutti prima o poi… La vita è corta corta, spero di fare più musica possibile e entrare dentro il cuore delle persone, perché la mia missione è solo portare pace all’anima delle persone. Continuerò a cercare suoni spirituali e portarli nelle vostre orecchie. Grazie mille per l’intervista!

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