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Sissy Castrogiovanni racconta “SICILY”: un canto d’amore per la sua terra

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C’è un filo invisibile che continua a unire Sissy Castrogiovanni alla sua Sicilia, anche dopo tanti anni trascorsi negli Stati Uniti. È un legame fatto di mare, profumi, lingua, tradizioni e ricordi che nel nuovo singolo “SICILY” trova una delle sue espressioni più autentiche. Il brano non è soltanto una dichiarazione d’amore verso l’isola, ma anche il racconto di ciò che significa vivere lontano dalle proprie radici senza mai smettere di sentirle parte di sé.

Pluripremiata cantautrice siciliana, compositrice, produttrice e polistrumentista, Sissy Castrogiovanni è una delle artiste più originali e creative del panorama jazz contemporaneo americano. Un percorso che l’ha portata a far dialogare la tradizione musicale della sua terra con il jazz e le influenze raccolte in ogni parte del mondo, dando vita a uno stile personale e riconoscibile. Con “SICILY” torna a raccontare il significato più profondo dell’appartenenza, trasformando la nostalgia in una canzone capace di parlare a chiunque custodisca nel cuore un luogo da chiamare casa.

“SICILY” nasce da un forte senso di appartenenza: quando hai sentito l’esigenza di trasformare questo sentimento in una canzone?
In realtà questo sentimento si è sempre manifestato con prepotenza in ogni mio lavoro. Sin dal mio primo album nel 2013, quando iniziai a raccontare la Sicilia sia scrivendo testi cantati interamente in Siciliano, che con gli arrangiamenti e le orchestrazioni che richiamavano le tradizioni della nostra terra. “SICILY” è stato scritto da Puccio Castrogiovanni, artista e polistrumentista con il quale ho spesso collaborato e che ha seguito un pò la mia storia, il quale un giorno mi chiamò dicendomi che aveva scritto questo testo pensando a me e a come potessi sentirmi vivendo all’estero per così tanti anni, lontana dalla mia terra e dal mio mare. Appena l’ho sentito mi sono ritrovata immediatamente in ogni parola, ha centrato ogni pensiero come se l’avessi scritto io… e da lì ho quindi deciso di farne subito un arrangiamento e farlo diventare “mio”.

Quanto ha influenzato la lontananza dalla Sicilia nella scrittura del brano?
Vivere lontani dalla propria terra influenza il proprio modo di essere, interamente. In ogni sfaccettatura del proprio carattere. È inevitabile che si manifesti anche nella propria musica. Prima ti ho parlato del testo, in termini di sound poi la lontananza dalla Sicilia mi ha portato a confrontarmi e contaminarmi con culture e tradizioni provenienti da tutto il mondo. I musicisti con cui collaboro regolarmente e che stanno all’interno dei miei lavori vengono dal Sud-America, Stati Uniti, dall’Africa, dal Medio-Oriente. Io porto la Sicilia con tutte le sue influenze, arabe, spagnole, normanne… e loro portano il resto del mondo. Tutto questo poi si trasforma in musica e si
amalgama in tutta la mia scrittura, nel sound, nei ritmi e nelle interpretazioni.

Quali immagini della tua terra emergono con più forza quando sei negli Stati Uniti?
Il mare, primo in assoluto. Eppure, Boston è sul mare, lo vedo anche da lì! Ma niente si può avvicinare all’immagine di quando mi affaccio da casa mia ad Acitrezza, con i Faraglioni sulla sinistra e una distesa infinita di mare davanti, che in alcune giornate è talmente piatto da confondersi con il cielo.
Sai una cosa simpatica? Nel mio primissimo brano scritto in Siciliano, nel 2013, “Come Lu Mari ‘Da Trizza” dico “quannu lu cielu s’ammisca ccu sali” (quando il cielo si mischia con il sale) per descrivere esattamente questo momento. Per assoluta coincidenza Puccio, su “SICILY”, scrive “lu cielu cun lu mari s’impastanu” (il cielo e il mare si sono impastati), per descrivere esattamente lo stesso momento. Pensa a quanta magia in questa immagine.

Nel testo parli di profumi, mare e cielo stellato: quanto contano i ricordi sensoriali nel mantenere vivo il legame con le proprie origini?
Sono fondamentali. Credo che un po’ tutti coloro che vivono lontani tendono a ricreare delle piccole situazioni, profumi, abitudini che ricordano casa. Dalla cucina, a tutto ciò che c’è in natura e che ci circonda. Ci aiuta a mantenere sempre vivo quel legame, e a non farci sentire infondo così lontani. E ci aiuta anche ad apprezzare delle cose che magari davamo per scontate.

Cosa significa oggi per te poter dire con orgoglio “io vengo da qui”?
Mi riaggancio alla domanda precedente. Vivendo fuori mi sono resa conto di quando la Sicilia si a amata visceralmente veramente in tutto il mondo. Parli con chiunque, proveniente da chissà quale parte del mondo, e con grandissimo orgoglio ti dicono che infondo anche loro sono Siciliani perché un loro cugino, zio, nonno di ventesimo grado era Siciliano, e quindi lo sono anche loro.
Ho girato il mondo per poi rendermi conto di quanta bellezza c’è in questa terra e di quanto sia ineguagliabile. Non parlo solo dei paesaggi, ma parlo anche del cuore della gente, del nostro calore, e della nostra “cazzimma” che sembra solo uno stereotipo ma posso garantirvi che ha un valore molto più profondo.
Certo, ci sono anche le cose che non funzionano, ma come infondo ci sono in tutti i paesi – e allora forse si dovrebbe imparare a guardare più spesso il bicchiere mezzo pieno e a valorizzare e custodire con tutto il cuore, tutte le cose che invece sono belle. Ci sarà un motivo se la Sicilia è da sempre stata una delle terre più ambite della storia e in qualche modo continua ad esserlo.
E io con tutto l’orgoglio del mondo, dico a tutti, e in qualunque lingua: IO SONO SICILIANA.

In che modo la Sicilia continua a ispirare la tua musica dopo tanti anni all’estero?
Oggi porto la Sicilia nella mia musica non solo nei miei lavori artistici, ma anche nelle masterclass e workshop che presento a livello internazionale come docente di canto del Berklee College of Music. Mi rivolgo spesso a un pubblico internazionale, parlo della Sicilia e della nostra musica, da dove viene, come è stata influenzata dalle varie dominazioni, come la lingua stessa influenzi le melodie, i ritmi e i suoni. E infine ho creato una masterclass che parla di “SICILIAN-JAZZ”, specificatamente di come incrociare tutto questo, il folk e la tradizione, con il jazz contemporaneo.
Il prossimo appuntamento a riguardo sarà a Sulmona, 14-16 luglio, per la MEMECO International Conference 2026, conferenza internazionale sulla Musica del Mediterraneo.

Pensi che chiunque viva lontano dalla propria terra possa riconoscersi in “SICILY”?
Lo spero. Il brano è stato scritto per me ma in realtà è per tutti coloro che vivono lontani da casa. Sicily è “casa” … per me è la Sicilia, ma per qualcun’altro è un altro posto. Non fa differenza. Io credo che questi sentimenti accomunino tutti coloro che vivono lontano dalla propria terra. Spesso si pensa che chi ha avuto la possibilità di vivere all’estero sia “fortunato”, e sicuramente in parte è così. Ma negli occhi, e nel cuore, di chi vive lontano c’è anche tanta sofferenza che spesso si mette a tacere o si minimizza, perché tanto non ci puoi far nulla, diventa semplicemente parte integrante di te e della scelta che hai fatto. La cosa ironica, e forse quasi masochista, è che probabilmente rifaresti la stessa scelta, nonostante tutto. Ecco “Sicily” parla anche di questo, e spero che all’ascoltatore arrivi anche questo aspetto di cui non si parla spesso o che semplicemente non è mai facile da spiegare a chi non lo vive.

Se dovessi descrivere la Sicilia con una sola parola, quale sceglieresti?
Per l’appunto: CASA.

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