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Kamylla racconta “Starlight”: «Bisogna vivere l’amore senza paura»
Per Prima Music, Kamylla racconta il suo nuovo singolo “Starlight”, un brano pop che unisce intensità emotiva, leggerezza e consapevolezza personale. Tra sonorità moderne e un ritornello immediato, l’artista affronta il tema dell’amore vissuto senza paura, ma anche quello dell’autostima e della forza interiore. Nel corso dell’intervista emerge inoltre il percorso artistico che l’ha portata a costruire la propria identità musicale: dagli studi al conservatorio alle esperienze nel musical, passando per la televisione, i live e le esibizioni internazionali. “Starlight” rappresenta così una nuova fase del suo cammino artistico, pensata per trasmettere energia, emozioni e positività fin dal primo ascolto.
“Starlight” parla di emozioni forti e del rischio di soffrire: quanto c’è di autobiografico nel brano?
Il mio singolo STARLIGHT è autobiografico solo in parte nel senso che ormai da quasi 6 anni io sono felicemente innamorata e fidanzata ed è proprio grazie a questa relazione che sono fermamente convinta che è meglio amare intensamente e provare forti emozioni, con il rischio poi eventualmente di soffrire, piuttosto che vivere un amore piatto, che non emoziona, che non fa sentire le farfalle nello stomaco, un amore dove non si fanno pazzie perché per quanto mi riguarda quello, in pratica, amore non è.
Nel testo emerge anche il tema dell’amore per sé stessi: quanto è importante oggi imparare a mettersi al primo posto?
Esatto, nel mio brano voglio lanciare anche un altro messaggio molto importante che è L’AMORE PER SE STESSI. Voglio ricordare che bisogna sempre avere tanta autostima, mettersi sempre al primo posto e avere la certezza che, qualsiasi cosa accada, potremo sempre contare su di noi e sulla nostra forza. Se amiamo e stimiamo noi stessi anche gli altri ci stimeranno e ci ameranno e questo messaggio si evince dal ritornello del mio brano che dice: “quando ballo da sola il mondo mi sfiora e di me non resterò mai delusa”.
Hai una formazione musicale molto ampia, dal musical al conservatorio: quanto hanno influenzato il tuo modo di interpretare le canzoni?
La musica è entrata nella mia vita all’età di 9 anni e tutto quello che ho fatto in questi 15 anni hanno arricchito il mio bagaglio artistico/musicale. I 5 anni di musical mi hanno permesso di stare sul palco con disinvoltura e naturalezza e anche nella giusta interpretazione dei brani. Presentare eventi prestigiosi con personaggi del mestiere, co- presentare (sempre e solo in diretta) per 4 anni una trasmissione televisiva e intervistare talenti emergenti, mi hanno aiutato tanto a stare davanti alle telecamere e a saper sempre cosa dire soprattutto quando, inaspettatamente, capitava ci fossero tempi morti da riempire (paradossalmente questo mi è poi servito anche a scuola nelle interrogazioni).
Suonare il clarinetto mi ha aiutato ad avere più fiato e ad usare al meglio il diaframma mentre lo studio della musica in generale mi ha permesso di ampliare la mia conoscenza musicale nell’ambito più tecnico e soecifici possibile (con lo studio del solfeggio e dell’armonia) e ad avere tanta più cultura musicale che spazia dall’antichità ad oggi. Le centinaia di concorsi che ho fatto in giro per l’Italia mi hanno arricchito come artista e come persona per le tante amicizie fatte e per i preziosi consigli avuti dai famosi “addetti ai lavoti” conosciuti alle innumerevoli Masterclass frequentate. Duettare con artisti di grosso calibro o aprire i concerti di artisti con la A maiuscola come Ariete, Mecna e Ivana Spagna mi hanno fatto capire (se mai ce ne fosse stato bisogno) che stare sul palco è proprio quello che voglio fare senza ma e senza se. E, per finire, esibirmi in una prestigiosa manifestazione canora a Philadelphia negli USA per rappresentare la canzone italiana è stata un’emozione unica e indimenticabile che ha rafforzato la mia voglia di stare sul palco e di cantare e mi ha fatto capire che questo è quello che più voglio fare nella vita perché il contatto col pubblico è magia pura e trasmette emozioni che non si possono spiegare, ma si possono solo vivere!!
Il sound del singolo è moderno e intenso: come avete lavorato alla produzione del brano?
In questo brano abbiamo cercato di unire la modernità del sound a un ritornello molto orecchiabile e a un testo ricco di metafore, che con termini molto vicini al linguaggio giovanile, potessero lanciare due messaggi molto importanti.
Ma la modernità del sound si sposa perfettamente anche con la melodia del canto e la aiuta a mettere in risalto le mie doti vocali e interpretative, esaltandone anche la freschezza. È pensando a tutti questi aspetti che abbiamo lavorato con attenzione e dedizione alla produzione del brano (di cui si è occupato Fabio Vaccaro di Pocket Studio)
Dopo tante esperienze televisive e live, senti che “Starlight” rappresenti una nuova fase del tuo percorso artistico?
Ho fortemente voluto che STARLIGHT fosse la mia personale svolta artistica, lo dimostra il fatto che la ricerca di questo brano è stata lunga e minuziosa, ho messo a dura prova il mio staff perché cercavo un brano che mettesse in evidenza si le mie doti vocali, che lasciasse un bel messaggio ma soprattutto che, già dal primo ascolto, fosse orecchiabile, leggera e dal sound pop e questo brano lo è. Namida in questa ricerca è stata molto brava, attenta e preziosa perché mi ha cucito addosso un brano che cercavo da tempo e inoltre questo brano sarà un “apripista” dei brani a venire e Namida (con la quale stiamo facendo un ottimo lavoro di squadra) sta mettendo in parole quello che voglio dire e trasmettere ora e nei mesi a venire (ma non voglio spoilerare troppo).
Qual è l’emozione principale che speri arrivi a chi ascolterà “Starlight”?
A questa domanda posso dire che KAMYLLA coi suoi brani vuole lanciare messaggi ma soprattutto, in quest’epoca dove ce n’è tanto bisogno, vuole trasmettere energia, leggerezza e allegria…vuole far ballare e rallegrare il suo pubblico coi suoi brani, già dal primo ascolto.
Insomma, spera che con la sua musica chiunque ne abbia bisogno possa trovare un rifugio e immedesimarsi nelle sue parole e trovare quella leggerezza che ogni tanto serve.
