Collegati con noi

Recensioni

“Despero” di Gianluca Morozzi: recensione e intervista sul romanzo cult

Pubblicata

il

“Despero” evita qualsiasi nostalgia legata agli esordi e resta sorprendentemente attuale. Nel romanzo, Gianluca Morozzi racconta un presente fatto di incertezze, relazioni instabili e identità ancora in costruzione, temi che continuano a parlare anche al lettore contemporaneo.

La musica fa da sfondo, ma non è il vero centro della storia: ciò che emerge è soprattutto la difficoltà di trovare una direzione, costruire un percorso coerente e restare fedeli alle proprie aspirazioni.

La scrittura è veloce, concreta e fortemente visiva, costruita attraverso scene e dialoghi che rendono la lettura immediata e coinvolgente. Con questa nuova uscita, Fernandel Editore riporta in libreria un romanzo che continua a funzionare senza bisogno di essere aggiornato o reinterpretato: un testo che, semplicemente, resta vivo.

Il filo delle lettere mai spedite a Sarah è uno degli elementi più forti del romanzo: perché scegliere una forma così sospesa?

Nella canzone Cyrano, parlando di Rossana, Guccini canta: “a parlarle non riesco, le scriverò dei versi”. Kabra non riesce a dire quel che pensa e che prova a Sarah, allora lo verbalizza su carta, e un po’ di quelle lettere non spedite diventano testi di canzoni, chiudendo un cerchio.

Sarah è più una persona reale o un’idea di amore?

All’inizio è una ragazza molto reale, ma dopo dodici anni di attesa quasi si disumanizza: diventa l’orizzonte di Galeano, quello che più cammini per raggiungerlo più si allontana, ma serve comunque a camminare. Alla fine Sarah ha vissuto molto di più nella mente (e nel cuore) di Kabra che nella realtà effettiva.

Quanto pesa l’assenza nella costruzione emotiva di Kabra?

A lui mancano parecchie cose: l’amore di Sarah, il riconoscimento della propria statura artistica, uno scudetto del Bologna (o almeno una Coppa Italia!). Ma non è uno che si piange addosso: lavora per ottenere tutte queste cose, almeno quelle che dipendono da lui. E alla fine, a quarant’anni dalla fondazione dei Despero, ha ottenuto quantomeno la Coppa Italia. Valeva la pena insistere!

Le lettere non inviate rappresentano una forma di paura o di protezione?

Protezione dalla paura.

Paura del rifiuto, del disprezzo. Kabra pensa “eh, se lei leggesse le mie lettere forse si innamorerebbe di me”, ma quel “forse” lo trattiene dal mostrargliele. “Magari la prossima lettera”, pensa, “magari l’anno prossimo, magari tra cinque anni, tra dieci, tra dodici…”

Il romanzo suggerisce che alcune storie funzionano meglio quando restano incompiute: è così?

Io ho sempre in mente l’ultimissima scena del film Il laureato, quando la grande impresa romantica è stata compiuta, il matrimonio è stato interrotto, gli innamorati sono scappati sul primo autobus di passaggio, è fatta…ma l’ultimo sguardo di entrambi sembra sottintendere “e adesso che fine faremo?” La chiave di ogni storia d’amore è: dove collochi la parola “Fine”? Perché Renzo e Lucia dopo mille peripezie si sono pure sposati, ma tempo altre cinquecento pagine e sarebbero invecchiati e morti, magari detestandosi pure.

L’amore in Despero è più memoria o possibilità?

L’amore è un motore, più di ogni altra cosa. Serve a scrivere canzoni, che serviranno (secondo Kabra) a conquistare Sarah, e come Il grande Gatsby si chiudeva dicendo, a proposito della luce verde, della speranza, del radioso futuro “C’è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia…e una bella mattina”, ecco: Kabra pensa “questa canzone non ha funzionato, ma non importa, domani ne scriverò un’altra per lei, mi impegnerò di più, e una bella mattina…”

Quanto è importante il non detto nel rapporto tra Kabra e Sarah?

In “Confessioni di un povero imbecille”, che è un sequel di Despero uscito parecchi anni dopo (la prima edizione di Despero è del 2001), c’è un capitolo intitolato “La versione di Sarah”, di cui vado molto fiero, perché finalmente vediamo questa storia dal punto di vista di lei. E capiamo che se Kabra e Sarah si fossero parlati in un giorno qualunque tra il giugno 1988 e l’agosto del 2000, forse le cose sarebbero andate diversamente. Ma, beh…se il frate fosse arrivato in tempo da Romeo, Romeo e Giulietta avrebbe avuto un finale meno tragico, sì, ma meno memorabile.

Crede che oggi un personaggio come Kabra scriverebbe ancora lettere o userebbe altri strumenti?

Scriverebbe un sacco di lunghissime mail che resterebbero in bozza. E alla fine una partirebbe per sbaglio, generando qualche nuovo disastro…

Continua a leggere