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Carmen Ferrante racconta “Amore Clandestino”: dentro una relazione tossica

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Con “Amore Clandestino”, Carmen Ferrante porta alla luce una storia personale intensa, trasformandola in un racconto diretto e senza filtri. Il brano affronta il tema delle relazioni tossiche e della dipendenza affettiva, muovendosi tra consapevolezza e fragilità, senza cercare facili risposte.

Nato come un flusso spontaneo tra pianoforte e parole, il pezzo trova nel lavoro con Dima una dimensione sonora che riflette perfettamente l’instabilità emotiva del testo, alternando tensione e aperture melodiche.

“Amore Clandestino” è il momento in cui una ferita diventa racconto e, allo stesso tempo, segno di una conquista: quella di aver trovato la forza di uscirne. Da qui parte la nostra intervista.

“Amore Clandestino” nasce da un’esperienza personale: quando hai capito che poteva diventare una canzone?
Ho scritto ‘Amore Clandestino’ mentre ero incastrata in una relazione tossica; proprio nel momento in cui cercavo di andarmene, per poi ricaderci puntualmente. Ero divisa a metà: razionalmente sapevo che quel rapporto logorava la mia sanità mentale, ma dall’altra parte non riuscivo a staccarmene. Anzi, più lui mi feriva con la sua assenza, più io ne cercavo disperatamente la presenza.
Il brano è nato al pianoforte, come un flusso di coscienza dove musica e parole si sono incastrate da sole. Ho buttato giù tutto quello che avrei voluto urlare a lui in quella notte e che, allo stesso tempo, mi faceva vergognare nei confronti del mondo.
Ho tenuto questo pezzo chiuso in un cassetto per anni. Ho deciso di registrarlo solo quando ho preso davvero coscienza di me stessa e di ciò che era successo. Per molto tempo non riuscivo nemmeno a cantarlo da sola nella mia stanza senza stare male; oggi, portarlo fuori, è la prova che ne sono uscita.

Il brano racconta una relazione tossica: quanto è stato difficile esporsi in modo così diretto?
In realtà non mi spaventa espormi; sono così anche nella vita privata. La vera sfida non è stata scrivere il brano, ma ammettere a me stessa di essere finita in un legame velenoso. Solo dopo aver lavorato su me stessa e aver accettato l’accaduto, ho sentito il bisogno di raccontarlo.
Oggi siamo circondati da storie ‘malate’ e troppe persone restano intrappolate in circuiti psicologici da cui non vedono uscita, soffocate da una vergogna che ho conosciuto bene. C’è troppo giudizio e pochissima empatia: io stessa sono stata la mia prima carnefice, giudicandomi severamente invece di guardare in faccia il vero problema: quel “vuoto interiore” che ti spinge a cercare riparo nelle dinamiche sbagliate.
“Amore Clandestino” nasce per questo: non vuole dare sentenze, ma fotografare l’istante esatto in cui cadiamo e proviamo a colmare quel vuoto con un amore che, purtroppo, non sa curare.

Il titolo suggerisce una doppia segretezza: cosa nascondevi agli altri e cosa a te stessa? Nel ritornello compaiono gli “angeli”: chi rappresentano nella tua vita?
Ripensandoci oggi, mi rendo conto di quanto mi mancasse la consapevolezza: semplicemente, non mi volevo abbastanza bene. Vivevo questo amore clandestinamente non solo per segretezza, ma per autodifesa: lo tenevo lontano dai miei “angeli”, genitori e amici, perché sapevo che loro vedevano e percepivano la realtà.
Le persone che ti amano davvero lo capiscono subito quando “non sei più tu”. Ti guardano e non ti riconoscono, perché la dipendenza affettiva ti trasforma, ti svuota. Eppure, nonostante i loro avvertimenti, io non ne volevo sapere; ero totalmente assorbita da questa persona. Quella clandestinità serviva a proteggere la mia dipendenza dal giudizio di chi cercava di salvarmi. In quel momento della mia vita, quel legame non era amore, ma il sintomo di una fragilità profonda e di un vuoto che cercavo disperatamente di riempire.

Che ruolo ha avuto Dima nella costruzione del sound?
Dima ha avuto un ruolo fondamentale per l’inizio di un nuovo percorso artistico, partito con il precedente brano “Diamanti”. Ha segnato per me una svolta nel sound e soprattutto nella mia voce, che ha risposto automaticamente a questa sensazione di benessere. C’è stata subito sintonia; è un produttore che carpisce la tua identità e ti cuce addosso un abito per ogni occasione, senza snaturare la tua personalità.
Il sound di Amore Clandestino, così come il giro armonico, alterna tensione e apertura e riflette l’instabilità emotiva del testo: l’imprevedibilità del quotidiano che diventa tragicamente prevedibile quando si è davanti alla persona amata, anche se tossica. L’illegalità di una situazione che diventa tragicamente legale quando si vuole colmare un vuoto interiore.

Oggi guardando indietro, cosa diresti alla te di quel periodo?
Oggi so di essere stata fortunata e di aver trovato una forza che non tutti riescono a tirare fuori; a dire il vero, nemmeno io so spiegare con precisione come ho fatto. Se potessi parlare alla Carmen di quattro anni fa, le direi semplicemente di volersi bene e di imparare a scegliere con cura a chi aprire il cuore.
Ero una persona estremamente emotiva, empatica e impulsiva. Da quell’esperienza ho imparato a dosare questi lati del mio carattere: non li ho cancellati, ma oggi so a chi “aprire il petto”. Ho capito che è proprio nei momenti di fragilità che le persone manipolatrici colpiscono. Sono abili: ti studiano, ti spingono a metterti a nudo e poi ti risucchiano l’anima, perché sanno esattamente dove colpirti per tenerti legata a loro.
La frase del brano che racchiude tutto questo è: ‘”A te ho aperto il petto e hai scavato dentro, continui a farmi male ma continui a fare centro’. Oggi, finalmente, mi sento libera e ho imparato a proteggere quella libertà.

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