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Pete Jersey su Prima Music: l’urgenza di autenticità, il mito di Michael Jackson e le visioni di “Storie d’annate”

In Storie d’annate, Pete Jersey traduce in musica le contraddizioni del nostro tempo, mettendo in luce l’incomunicabilità e il bisogno di guardarsi dentro attraverso arrangiamenti dal forte respiro internazionale. Ispirato dal groove iconico del pop senza tempo, il progetto spicca per un’estetica sonora brillante che non maschera, ma anzi valorizza, la vulnerabilità dei testi e la profondità dei temi trattati. L’incontro artistico con Marco Iacobini modella un equilibrio riuscito tra ritmo trascinante e autenticità cantautorale, conferendo a ogni traccia una precisa identità. Un EP compatto e coinvolgente, che rivela un interprete capace di trasformare esperienze complesse in brani luminosi e universali. 

C’è un momento o un’immagine precisa del tuo passato che ricordi come l’inizio autentico del tuo cammino artistico con il progetto Pete Jersey?

(PRIMAMUSIC) Essere stato vittima di dipendenza affettiva, un male che arriva a cancellare la tua stessa identità mentre osservavo una società vittima degli stessi mali, ha dato automaticamente vita a Pete Jersey, come se fosse un alter ego deciso a mettere a nudo tematiche delicate che ci rappresentano, scavando nel profondo di una persona in realtà riservata e più sensibile di quanto si crede.

Da dove nasce principalmente la tua ispirazione: dalla memoria di esperienze vissute sulla tua pelle o dall’osservazione delle dinamiche e delle contraddizioni della società contemporanea?

Esattamente da entrambe le cose. Sono aspetti intrinsechi che danno vita ad una musica a 360 gradi.

Il precario equilibrio dei sentimenti, la vulnerabilità emotiva e il bisogno di guardarsi dentro senza maschere: sono questi i fili conduttori che legano la tua produzione?

Si. Il cuore del progetto immortala l’immagine di due persone che non hanno la forza di viversi veramente. Questo vale per l’amicizia come per rapporti che potrebbero diventare qualcosa di più, e l’immaginario collettivo che sto creando racchiude proprio queste sfumature.

La tua cifra stilistica richiama il groove e l’eleganza del grande pop e synth-pop d’oltreoceano: quali artisti hanno lasciato un’impronta indelebile nella tua formazione musicale?

L’artista che ha spalancato i cancelli del mio rapporto con la musica è senz’altro dubbio Michael Jackson.

Dalle prime sperimentazioni fino al sound maturo e curato nei dettagli di Storie d’annate, come valuti la tua evoluzione artistica e umana in questi anni?

L’incontro con Marco Iacobini ha spazzato via le vecchie fondamenta della mia formazione pre-album ed ha posto quelle nuove sia a livello musicale che umano, dato che durante il percorso di Storie D’annate ho anche lavorato sulla mia persona e sulla mia salute. Mi sento molto meglio e sono felice di proseguire in questa direzione.

Nel live la componente ritmica ed emotiva si fondono: qual è il brano che oggi provi più urgenza e piacere a cantare dal vivo davanti al pubblico, e perché?

Faccio fatica a rispondere perché amo davvero tutti i brani di questo EP, ma brani come “Splendida” e “Come due acrobati” rispecchiano il mio ideale di musica dal vivo, esplosiva e potenzialmente accompagnata da coreografie di ballo.

Come è nata l’idea – a livello di scrittura e di produzione – che ha dato vita a un brano manifesto come “Come due acrobati” (o alla title-track dell’EP)?

L’idea è nata esattamente dall’immagine fotografata dai miei stessi occhi. Due persone sedute insieme su una panchina che si ignoravano totalmente, stando ciascuno col proprio telefono. Successivamente abbiamo deciso di fondere questa canzone con la danza, prestando omaggio al noto “Flashdance”.

Guardando avanti, quali sono i traguardi e gli obiettivi a cui stai puntando per la tua carriera musicale nei prossimi mesi?

Lo spoiler che vi lascio è che sto producendo nuova musica per espandere il progetto in qualcosa di più grande, per arrivare ad opportunità altrettanto grandi e speciali per questo percorso. (PRIMAMUSIC)

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