(PRIMAMUSIC) Ci sono titoli che sembrano indicare una destinazione e altri che, al contrario, aprono una domanda. The Town Does Not Exist, nuovo album del contrabbassista e compositore Mario Iannuzziello, appartiene alla seconda categoria: suggerisce una città impossibile, forse un paesaggio mentale, un luogo che prende forma proprio mentre si tenta di raggiungerlo.
Il progetto si muove tra composizioni originali e standard jazz, costruendo un dialogo fra memoria e presente. Al centro c’è il trio formato da Iannuzziello al contrabbasso, Addison Frei al pianoforte e Diego Joaquin Ramirez alla batteria. La scelta di una formazione essenziale concentra l’attenzione sul rapporto tra i musicisti e sulla possibilità di far nascere una narrazione condivisa, senza affidarsi a un apparato orchestrale più ampio.
La title-track porta con sé un riferimento dichiarato alla poetica di Anne Sexton e, in particolare, all’immagine del cielo evocata da The Starry Night. Non si tratta di tradurre in musica un testo parola per parola, ma di lasciarsi guidare da una visione: il cielo come oceano capovolto, vasto e straniante. Questa prospettiva offre una chiave di lettura per l’intero disco, in cui il jazz diventa spazio di contemplazione e ricerca.
Accanto agli originali, brani come I Thought About You, I Fall in Love Too Easily e My Old Flame richiamano un repertorio condiviso, mentre The Dobler-Dahmer Theory e Hindsight ampliano il versante compositivo personale. Le due alternate take incluse in scaletta aggiungono un ulteriore livello: la possibilità di tornare su una stessa idea e osservarla da una prospettiva diversa.
Più che promettere risposte, The Town Does Not Exist invita a sostare nell’incertezza. Il suo interesse sta nel tentativo di trasformare il vuoto in materia narrativa e di mettere in relazione la tradizione jazzistica con un immaginario personale, visivo e letterario. (PRIMAMUSIC)
