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Sambiglion racconta “Senza Dire Niente”: dalle frasi che restano in testa alle sonorità anni Ottanta

(PRIMAMUSIC) L’ascolto di “Ingresso Libero” di Rino Gaetano è stato per Sambiglion una rivelazione e gli ha dato il coraggio di cercare la propria strada nel cantautorato. Oggi le sue canzoni nascono dall’osservazione e dai dubbi, lasciando che le esperienze si trasformino in storie senza imporre risposte. In “Senza Dire Niente” una frase maturata nel tempo ha trovato la sua forma anche grazie a un arrangiamento che si allontana dal classico. Nell’intervista l’artista parla del suo percorso e del desiderio di salire sul palco mettendosi sempre più al servizio del pubblico. (PRIMAMUSIC)

C’è stato un momento preciso in cui hai capito che volevi raccontarti attraverso il cantautorato?

Il momento preciso è difficile da isolare, sicuramente quando ho ascoltato “Ingresso Libero” di Rino Gaetano ho avuto una consapevolezza, quell’album parlava proprio la mia lingua e forse è stato proprio quello a darmi coraggio.

Spesso aspetti che una frase continui a girarti in testa prima di trasformarla in una canzone. Da dove arrivano di solito le idee che poi diventano i tuoi brani?

Le idee arrivano dall’etere, questi campi morfici vibrano portando delle informazioni, ovviamente bisogna farsi trovare sulla giusta frequenza per coglierli! Nel mio caso, una canzone nasce quando riesco a vedere qualcosa da un altro punto di vista, penso che se io ho imparato qualcosa, forse posso trasferirlo ad altri.

Nei tuoi pezzi osservi le esperienze e cerchi di coglierne il lato poetico, senza dare giudizi. Ci sono temi o domande che tornano spesso nelle tue canzoni?

I dubbi sull’esistenza, cosa è giusto fare e quale decisione prendere, per questo nei racconti mi limito ad osservare. Anche se un brano non parla propriamente di questo tema, però una frase, una domanda, una parola, portano su un altro piano il discorso.

Tra Rino Gaetano, Franco Battiato, Vinicio Capossela ed Edith Piaf, quali influenze senti più presenti nel tuo modo di scrivere e guardare alla musica?

Io non sento uno più dell’altro, anche perché sono tutti completamente diversi, piuttosto aggiungo, De André, Paolo Conte, Ivan Graziani, Vasco Rossi, Lucio Battisti…

Ripensando al tuo percorso musicale, in che cosa senti di essere cambiato?

Sicuramente sono cambiate le mie aspettative, ho una visione della musica e della vita in generale senza aspettative. Tutti dicono: visualizza e crea il tuo futuro; Combatti a tutti i costi per ciò che vuoi ottenere… Io ho adottato questa filosofia: Buddha diceva “Uccidi il desiderio di vivere”, l’universo ha in serbo qualcosa per noi che nemmeno ce lo immaginiamo.

Quale canzone ti piace di più portare dal vivo e cosa ti dà il momento di condividerla con il pubblico?

“Che Colpa Ho Io” è un brano che mi muove sempre una serie di emozioni, ci sono state serate in cui non l’ho cantata, l’ho scagliata addosso al pubblico! 

Com’è nata “Senza Dire Niente” e come hai trovato il sound che ha dato al brano la sua svolta?

C’è questa frase che gira in testa per giorni o addirittura settimane, nel frattempo istintivamente inizio a osservare dove questa frase può portare, inizio a capire quando nella mia vita ho vissuto quella cosa e soprattutto se ha forza. Poi quando è tutto maturo esce di getto, ma questa volta il set classico non bastava, c’è stato bisogno di scomodare gli anni ‘80.

Tra l’album “Ozio”, il singolo “Anna è Triste” e lo spettacolo “Canzoni Arcane”, quali sono i tuoi prossimi obiettivi e cosa ti piacerebbe realizzare?

La risposta a questa domanda arriva da molto lontano. Questo lungo percorso, durato anni, mi ha portato a valutare chi sono diventato. Unendo le mie passioni e i miei studi sto realizzando il mio modo di stare sul palco, essendo un cantautore meno egoico e più al servizio dello spettatore.

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