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Il groove come forma di resistenza

C’è un elemento che attraversa Impossible Escape anche quando cambiano generi, atmosfere e intensità: il groove. I Venus Ship lo utilizzano non soltanto come fondamento ritmico, ma come strumento per mantenere in movimento un disco che ama continuamente cambiare prospettiva.

La sezione ritmica — basso, batteria e percussioni — fornisce una base elastica sulla quale gli altri strumenti possono intervenire senza irrigidire la struttura. Sopra questo impianto, chitarra e fiati costruiscono una serie di contrappunti che danno all’ensemble una dimensione quasi orchestrale. È una caratteristica evidente soprattutto nei passaggi in cui le sezioni sembrano rispondersi, anziché limitarsi ad accompagnare.

Venus Against è l’esempio più immediato. Qui il groove incontra una matrice hard rock e hip hop, mentre il flow di Solomon B introduce un’articolazione ritmica differente rispetto alla parte strumentale. Il risultato è una traccia che non ha bisogno di scegliere tra rock e hip hop: li fa convivere attraverso il ritmo.

Anche gli altri brani confermano questa impostazione. Zweite Heimat e Dionysus mostrano il lato più cinematico e funk della band; Melange insiste sulla contaminazione; Arthur Morgan e The Impossible Escape ampliano la componente narrativa.

In questo senso, la dimensione politica dichiarata dai Venus Ship non viene affidata esclusivamente al tema dei brani. È già contenuta nella loro maniera di comporre: mettere insieme linguaggi diversi, sottrarli alla loro collocazione abituale e costringerli a dialogare.

Impossible Escape dimostra così che un groove può essere contemporaneamente fisico e concettuale. Si può ascoltare con il corpo, seguendo la pulsazione, ma anche con l’attenzione rivolta ai continui cambi di registro. È probabilmente questa doppia natura a rendere il disco così riconoscibile.

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