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Bassi che picchiano e zero pose: l’elettro-pop di Elena Camo non fa sconti

Andiamo dritti al punto senza troppi giri di parole: in Italia fare pop con i sintetizzatori è diventato un terno al lotto. Da anni assistiamo a una sfilata estenuante di cloni nostalgici che saccheggiano l’immaginario anni Ottanta per piazzare tre ritornelli furbi in playlist algoritmiche, dimenticandosi per strada la cosa più importante: le canzoni. Ecco perché quando metti su Elettrica, il nuovo disco di Elena Camo in uscita per Red&Blue e ADA Music Italy, la prima reazione è tirare un sospiro di sollievo. Qui non ci sono scorciatoie né maquillage da cameretta: c’è una visione sonora solida, c’è un tiro pazzesco e, soprattutto, c’è un’artista che sa esattamente cosa vuole dire e come farlo suonare.

Il sodalizio con Graziano Fanelli ha dato vita a un lavoro che bada al sodo, dove ogni frequenza è incastrata al millimetro. L’attacco della title track è un cazzotto sul tavolo: cassa piena, arpeggiatori modulari che spingono come treni e una melodia che ti entra in testa al primo giro senza risultare stucchevole. Ma la vera sorpresa arriva man mano che ci si addentra nella tracklist. Prendete Snake Eyes: un brano interamente in lingua inglese che profuma di new wave internazionale, con un basso darkwave scuro e teso che fa da pedana a un testo sull’invidia sociale e i finti amici. Non c’è traccia di quel provincialismo impacciato che spesso azzoppa le produzioni italiane quando tentano di varcare i confini linguistici; il groove è credibile, spigoloso, fottutamente notturno.

E poi c’è la rabbia sana, quella che ti fa alzare il volume in macchina. Tutti Professori demolisce la fauna da social network senza mezzi termini, appoggiandosi su una cadenza ritmica serrata che non lascia scampo agli opinionisti della domenica. Eppure, la grandezza di questo disco risiede nella sua capacità di cambiare passo senza perdere coerenza. Verso il finale, la macchina rallenta i giri e lascia emergere una vulnerabilità cruda. In Va Bene Anche Così, Elena Camo depone le armi e canta la fatica di non sentirsi all’altezza degli standard di performatività del nostro tempo: nessuna enfasi patetica, solo una voce pulita che ammette lo smarrimento e lo trasforma in bellezza. La conclusiva Vuoto in Mano sigilla l’album con un disincanto asciutto, lasciandoti addosso quel brivido tipico dei dischi suonati per necessità interiore e non per strategia di marketing.

Elettrica è un album che non cerca scorciatoie. È pop autentico, compatto, a tratti sfrontato e a tratti doloroso, che riporta al centro la scrittura e l’attitudine. Una prova di maturità convincente dall’inizio alla fine.

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