NAPOLI – Un ponte culturale tra Campania e Liguria costruito attraverso il jazz e una visione comune del rapporto tra musica e territorio. Pomigliano Jazz e Sant’in Jazz avviano un percorso di collaborazione destinato a svilupparsi attraverso nuovi progetti, scambi artistici e iniziative condivise.
L’intesa nasce dall’incontro tra Pomigliano Jazz, Itinera, TCSette e Sant’in Jazz di Santa Margherita Ligure, realtà geograficamente distanti ma accomunate dall’idea che un festival non debba essere soltanto una successione di concerti.
Al centro del progetto c’è una concezione della musica come strumento di scoperta, promozione culturale e valorizzazione dei patrimoni storici, archeologici, paesaggistici ed enogastronomici. Una visione maturata da Pomigliano Jazz in trentuno anni di attività e condivisa dal festival ligure, che punta a trasformare gli spazi urbani in luoghi di incontro, ricerca e partecipazione.
La collaborazione guarda ora al futuro e alla possibilità di mettere in relazione artisti, pubblici e territori, creando nuove occasioni di confronto tra la Campania e la Liguria nel segno di un jazz contemporaneo, aperto alle contaminazioni e capace di attraversare luoghi e generazioni.
Una settimana nel segno di Miles Davis
Il percorso comune prende forma dopo l’edizione 2026 di Sant’in Jazz, svoltasi dal 6 al 13 settembre a Santa Margherita Ligure e interamente dedicata a Miles Davis nel centenario della nascita del grande trombettista statunitense.
“I Can See Fo(u)r Miles” è stato il titolo scelto per una settimana di concerti, mostre fotografiche, proiezioni cinematografiche, incontri con gli autori, guide all’ascolto e attività formative.
Il festival, ideato da Andrea Turrin e diretto artisticamente dal maestro Alessandro Cerino, ha trasformato Santa Margherita Ligure in un palcoscenico diffuso, coinvolgendo Villa Durazzo, l’Anfiteatro Bindi, Casa del Mare, Spazio Aperto di via dell’Arco e il Cinema Centrale.
La manifestazione è stata inaugurata a Casa del Mare con la mostra fotografica “Miles 100%” di Mirko Boscolo, composta da circa trenta immagini di Davis realizzate tra il 1983 e il 1991. A Spazio Aperto è stata allestita anche un’esposizione dedicata alle copertine dei dischi del musicista, accompagnata da proiezioni e appuntamenti divulgativi.
Il programma ha proposto inoltre incontri con Guido Michelone, Francesco Cataldo Verrina e Carlo Pasceri, chiamati ad approfondire la figura e l’eredità artistica del trombettista.
Dai concerti al cinema
La parte musicale si è aperta a Villa Durazzo con il Paul McIntyre Quintet, formato da Paul McIntyre, Giampaolo Casati, Andrea Pozza, Aldo Zunino ed Enzo Zirilli.
Sul palco sono saliti successivamente il Sandro Cerino VSIP Quintet, con Alessandro Cerino, Daniele Moretto, Fabrizio Bernasconi, Massimiliano Rolff e Tony Arco, e i Bright Magus, formazione composta da Gianni Sansone, Alberto Turra, Mauro Tre, Giovanni Colella e Leziero Rescigno.
Al Cinema Centrale è stato invece proiettato “Ascensore per il patibolo”, il film diretto nel 1958 da Louis Malle e diventato un’opera di culto anche grazie alla colonna sonora improvvisata da Miles Davis.
Il gran finale si è svolto all’Anfiteatro Bindi con la Sant’in Jazz Orchestra diretta da Alessandro Cerino. Il progetto “I Can See Fo(u)r Miles” ha ripercorso, attraverso arrangiamenti originali, le differenti stagioni creative di Davis e le continue trasformazioni che hanno caratterizzato la sua ricerca musicale.
Il festival come strumento di valorizzazione
L’impianto multidisciplinare della manifestazione ha consentito di andare oltre il concerto tradizionale, costruendo un dialogo tra musica, fotografia, cinema, editoria, divulgazione e formazione.
Concerti e attività culturali sono stati inseriti negli spazi più rappresentativi di Santa Margherita Ligure, favorendo nuove modalità di fruizione del patrimonio cittadino e offrendo al pubblico un’esperienza radicata nel paesaggio e nell’identità locale.
È proprio in questa impostazione che Pomigliano Jazz ha riconosciuto una sensibilità comune. In oltre tre decenni il festival campano ha infatti portato la musica in siti archeologici, paesaggi naturali e luoghi simbolici del territorio vesuviano, costruendo un modello nel quale l’esperienza artistica diventa anche occasione di conoscenza e promozione culturale.
Il dialogo con Sant’in Jazz parte quindi dal riconoscimento reciproco di un metodo: utilizzare il jazz come linguaggio in continua evoluzione e come dispositivo capace di generare relazioni, attenzione verso i luoghi e nuove forme di partecipazione.
La settimana dedicata a Miles Davis non rappresenta, dunque, soltanto il racconto di un festival appena concluso. Diventa il punto di partenza di una collaborazione tra territori e organizzazioni che condividono la volontà di costruire proposte culturali innovative, mettendo in circolo esperienze, competenze e sensibilità artistiche.
Campania e Liguria si incontrano così nel segno di Miles Davis e di una musica capace di superare i confini geografici, creare connessioni e accompagnare la trasformazione culturale dei territori.

