In un mercato discografico nazionale in cui l’inglese è spesso brandito come facile scorciatoia verso l’internazionalizzazione, l’operazione artistica condotta da Anastasia Anniemore24 suona come una provocazione intellettuale di straordinario valore. Con il terzo volume del progetto Un bacio di fortuna, l’autrice italo-bielorussa trasforma la lingua di Dante in un territorio d’accoglienza, una casa comune priva di barriere geografiche e identitarie.
La sua stessa parabola biografica funge da chiave d’accesso all’opera: dopo la laurea in giornalismo a Minsk e il lavoro nella televisione musicale, le vicende politiche del suo Paese l’hanno spinta a rifarsi una vita in Italia, ripartendo da zero. È qui che la passione per la nostra lingua ha cessato di essere un esercizio formale per farsi strumento di rinascita artistica. L’ambizione del ciclo 30 inediti per 30 voci poggia su un principio cardine: dimostrare che l’italiano possiede una musicalità e una plasticità semantica capaci di adattarsi tanto al pop elettronico quanto alle contaminazioni elettroacustiche d’avanguardia.
Il terzo volume riflette questa visione con una mappa umana eterogenea ed esemplare. Cinque interpreti, cinque radici diverse, un unico filo conduttore. Il momento più emblematico coincide probabilmente con Il postino, brano affidato alla voce di Arthurium, giovane studente siriano trapiantato a Milano. Ascoltare un interprete non madrelingua pronunciare parole cariche di attesa e malinconia come “Ti aspetto da giorni, da molto / senza pioggia la terra ha le rughe” regala un’emozione autentica, lontana da ogni retorica. L’italiano cantato da Arthurium non cerca la perfezione accademica; al contrario, vive proprio nelle sue lievi spigolature, acquisendo una grazia vulnerabile e commovente.
La dimensione transculturale esplode poi nel singolo Sirena, dove il timbro lombardo di Vanessa Berni convive con inserti recitati in russo, mentre nei brani restanti si alternano voci toscane e accenti eterogenei come quelli di Cecilia Quad e Bone. Anastasia orchestra questo coro a distanza con mano ferma, cucendo parole chiare, accessibili e mai banali su corpi sonori moderni. Un bacio di fortuna (Vol. 3) non è soltanto un ottimo lavoro discografico: è un manifesto politico gentile che ci ricorda come l’identità linguistica non sia una fortezza da presidiare, ma una frontiera da attraversare.

