Valentina Indelicato: il presente al posto del “per sempre” in “A domani”

(PRIMAMUSIC) Viviamo in un tempo in cui tutto sembra chiedere risposte immediate e certezze assolute. Eppure esistono parole che, proprio nella loro semplicità, custodiscono un significato più profondo. È da questa consapevolezza che nasce “A domani”, il nuovo singolo di Valentina Indelicato: un invito a riscoprire il valore dell’attesa, della presenza e di quei legami che non hanno bisogno di promesse eterne per dimostrare la propria autenticità.

In questa intervista per Prima Music, l’artista riflette sul senso della fragilità come parte naturale dell’esperienza umana, sul delicato equilibrio tra speranza e realtà e sul potere della musica di trasformare emozioni personali in esperienze condivise. Un dialogo che va oltre il racconto del brano e diventa una riflessione sul modo in cui scegliamo, ogni giorno, di prenderci cura delle persone e delle relazioni che danno significato al nostro cammino. (PRIMAMUSIC)

Il titolo “A domani” sembra semplice, ma racchiude un significato molto profondo. Perché hai scelto proprio queste due parole?
“A domani” è una frase apparentemente semplice, quasi quotidiana, ma proprio per questo porta con sé una grande profondità. È una promessa piccola, possibile, che non pretende di controllare il futuro, ma sceglie di affidarsi alla continuità di un legame. La cura, la presenza e il desiderio di custodire qualcosa anche nella sua fragilità sono gli elementi che attraversano tutto il brano. A volte non servono grandi dichiarazioni per raccontare un sentimento; può bastare la scelta rinnovata di esserci ancora, un giorno alla volta.

Quanto è stato importante trovare un equilibrio tra fragilità e speranza durante la scrittura del brano?
È stato fondamentale, perché “A domani” nasce proprio dall’incontro tra queste due dimensioni. La fragilità non viene raccontata come una debolezza, ma come una parte naturale dell’esperienza umana, qualcosa che può convivere con il desiderio di prendersi cura di ciò che abbiamo. La speranza, nel brano, non è una promessa assoluta o la certezza che tutto andrà sempre bene, ma la scelta di continuare a esserci nonostante le imperfezioni e le paure.

Esiste un verso della canzone che senti particolarmente tuo?
“Tu sei l’inizio e la fine del mondo. Che male c’è a avere cura di te e finger di andar lontano?”.
Due immagini che racchiudono molto del senso del brano: da una parte la forza di un legame capace di trasformare la percezione del mondo, dall’altra la cura come forma d’amore, come attenzione verso qualcuno anche quando non si hanno tutte le risposte. Mi piace il contrasto tra il desiderio di restare e la consapevolezza della fragilità di ciò che si vive. È proprio in questo spazio, tra il bisogno di proteggere qualcosa e l’accettazione dei suoi limiti, che vedo e ritrovo l’anima di “A domani”.

La tua formazione internazionale e linguistica influisce anche sul modo in cui osservi le relazioni umane?
Assolutamente sì, perché studiare lingue e confrontarsi con culture diverse significa entrare in contatto con modi differenti di comunicare, di esprimere emozioni, di interpretare la realtà. La comunicazione non riguarda solo le parole, ma anche i significati che si nascondono dietro di esse, i silenzi, i gesti e i diversi linguaggi attraverso cui le persone cercano di incontrarsi. Questo sguardo più ampio sicuramente influenza il modo in cui osservo le relazioni umane e il modo in cui cerco di raccontarle attraverso la musica.

Quanto conta oggi l’esperienza dei live nel tuo percorso artistico?
L’esperienza dei live è molto importante nel mio percorso artistico, perché è il momento in cui la musica che scrivo, che contiene e che racconta il mio mondo interiore e personale, è in contatto diretto con chi ascolta. Questo rende tutto più autentico e imprevedibile: ogni interpretazione porta con sé una componente emotiva diversa, legata al luogo, alle persone presenti e all’energia di quel momento. Una canzone, quando viene portata sul palco, cambia forma: incontra nuove emozioni, nuove sensibilità e diventa un’esperienza condivisa. Il rapporto con il pubblico è una parte fondamentale della musica, perché permette di capire come una storia personale possa trasformarsi in qualcosa di collettivo. Ogni live, così, diventa così un’occasione di scambio, di crescita e di continuo confronto: c’è qualcosa di magico e di difficile da spiegare a parole nel momento in cui un brano, nato in solitudine, incontra qualcuno dall’altra parte.

Qual è il sogno che insegui guardando ai prossimi anni?
Il sogno che accompagna il mio percorso è quello di riuscire, attraverso la musica, a creare un legame con chi ascolta. In questo senso, non penso ai numeri o a traguardi lontani: arrivare anche a una sola persona, emozionarla o farle compagnia in un momento particolare ha già, per me, un valore immenso. La musica ha la capacità di creare vicinanza, di dare voce a emozioni che spesso rimangono difficili da esprimere e di far sentire qualcuno meno solo. Se una canzone riesce a lasciare qualcosa, anche una piccola traccia, allora ha già compiuto il suo viaggio più importante.

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