(PRIMAMUSIC) L’era dei messaggi istantanei e dei social network ci tiene costantemente connessi, ma spesso ci allontana dalla spontaneità dei rapporti umani. Da questa riflessione prende vita “Tutto di te”, il nuovo singolo di Lorenz Castelli, una canzone che celebra la semplicità dei piccoli gesti e invita a ritrovare il piacere di vivere le emozioni senza filtri.
Per l’occasione abbiamo incontrato l’artista, che ci ha raccontato come è nato il brano, il desiderio di riportare al centro la musica suonata e il percorso di maturazione che lo ha portato a scrivere con maggiore libertà. Tra presente e futuro, Lorenz Castelli ci svela anche i prossimi capitoli del suo progetto discografico, costruito all’insegna dell’autenticità e della voglia di condividere storie capaci di parlare a tutti. (PRIMAMUSIC)
Oggi siamo sempre connessi ma spesso meno presenti. Quanto pensi che questa contraddizione abbia ispirato “Tutto di te”?
Lorenz: È stata la scintilla fondamentale. Viviamo in un’era paradossale: abbiamo mille modi per comunicare istantaneamente con chiunque sul pianeta, eppure non siamo mai stati così distanti e isolati. Ci nascondiamo dietro la barriera protettiva di uno schermo per paura di metterci in gioco davvero, preferendo la gratificazione artificiale di un “like” alla complessità di un confronto faccia a faccia. Con il mio nuovo singolo “Tutto di te” ho voluto fotografare esattamente questa dinamica, trasformandola in un invito a spegnere i dispositivi per ritrovare la presenza. Il brano sta registrando un ottimo riscontro radiofonico e di pubblico proprio perché è immediato, orecchiabile e solare, ma tocca una corda scoperta in ognuno di noi.
Nel brano emerge la voglia di riscoprire la semplicità. È anche una risposta alla velocità con cui viviamo?
Lorenz: Assolutamente sì, è una vera e propria dichiarazione di resistenza contro la frenesia contemporanea. Consumiamo tutto a una velocità spaventosa: notizie, canzoni, relazioni. Sembra che se un momento non viene esibito sui social o sintetizzato in un messaggio vocale infinito, non esista. Nel testo ho voluto fare l’esatto opposto: un elogio della lentezza e dei dettagli ordinari. Preparare un caffè insieme, lanciarsi un cuscino per gioco, o quell’immagine così intima di un tango improvvisato a piedi scalzi nel salotto di casa. Sono questi frammenti reali e imperfetti a dare stabilità a un legame. C’è bisogno di riscoprire la sana fatica di dirsi un “ti voglio bene” da vicini, sperando che quel sentimento, protetto dall’abuso digitale, possa sbocciare in un sincero e coraggioso “ti amo”.
Dal punto di vista musicale hai scelto sonorità calde e dirette. Quanto conta per te l’emozione rispetto alla perfezione tecnica?
Lorenz: L’emozione per me è tutto; la perfezione tecnica senza anima è solo un esercizio di stile sterile. Insieme al mio produttore Michele Coratella abbiamo voluto fare una scelta di puro artigianato: arrangiamenti pop-rock genuini, caldi, costruiti su strumenti veri suonati in carne ed ossa da musicisti straordinari come Piero Virzì, Gaspare Greco e Danilo Buttitta, componenti della Contromano Music Band (CMB). Questa verità sonora la difendiamo sul palco grazie al lavoro instancabile di Antonella Trapani, che coordina e organizza tutta la nostra attività live, permettendoci di pensare solo alla musica. Certo, in studio apprezzo il labor limae — quel lavoro minuzioso di rifinitura in cui un micro-intervento di pitch ci sta per consegnare un prodotto competitivo — ma l’identità non si tocca. Oggi l’industria abusa di autotune, livellando le voci. Un cantante deve saper salire sul palco, avere una solida intonazione di base e l’energia necessaria a difendere la propria musica dal vivo, nota dopo nota, senza trucchi informatici.
Hai definito questo singolo un momento di maturità artistica. In cosa ti senti cambiato rispetto al passato?
Lorenz: Mi sento un uomo e un artista finalmente libero. Agli inizi della mia carriera, tra i grandi concorsi, le accademie e le prime importanti apparizioni televisive nei primi anni Duemila, ero costantemente alla ricerca dell’approvazione altrui e condizionato dall’ansia da prestazione. La vera svolta è arrivata con la gavetta vera, cantando per strada e nei club. Oggi non devo dimostrare niente a nessuno se non a me stesso. Questa maturità si riflette nella scrittura: ho imparato a togliere il superfluo per lasciare spazio alla verità nuda delle parole. Cantare oggi significa esprimere la mia identità senza filtri commerciali, con la consapevolezza di chi sa esattamente cosa vuole comunicare.
Qual è stata la sfida più grande durante la realizzazione del brano?
Lorenz: La sfida più complessa è stata mantenere intatta l’energia viscerale e la spontaneità con cui il pezzo è nato. L’ispirazione mi ha travolto all’improvviso in auto una sera di gennaio del 2026, costringendomi ad accostare per non perdere l’idea. Quel ritornello così orecchiabile mi risuonava in testa da ore. In studio, il rischio era quello di sovraccaricare la struttura o snaturare l’idea iniziale. Grazie alla straordinaria sinergia nata con un autore del calibro di Andrea Amati, siamo riusciti a limare il testo rendendolo poetico ma accessibile, mentre Michele Coratella ha confezionato un vestito sonoro energico e pulito. Abbiamo protetto la freschezza originaria della canzone, e i risultati ci stanno dando ragione.
Guardando al futuro, quale direzione prenderà la tua musica dopo questa uscita?
Lorenz: “Tutto di te”, pubblicato con la scuderia di Red & Blue e grazie al supporto manageriale di Antonella Trapani, è solo il primo tassello di un mosaico più ampio. Nel corso del 2026 presenterò un progetto seriale diviso in quattro capitoli indipendenti. Dopo questa traccia così solare e ritmica, il pubblico camminerà con me attraverso i prossimi singoli: “In fin dei conti”, “Vorrei” e “Possibile”. Sarà un viaggio sonoro ed emotivo molto vario, che si sposterà verso atmosfere più intime, introspettive e squisitamente cantautorali. La direzione resta una sola: l’onestà intellettuale di fare musica suonata, pensata per i live e scritta con il cuore in mano.




