(PRIMAMUSIC) Dai blocchi mentali che ne frenavano la scrittura fino al cruciale incontro professionale con l’etichetta Up Music. In questa intervista esclusiva per *Prima Music*, Ragone ripercorre le tappe fondamentali della sua evoluzione artistica, svelando le sue reference d’eccezione, il potere curativo della sua musica e il significato autobiografico custodito all’interno del suo ultimo singolo “Labirinto”.
Dalle ore trascorse da bambino nella tua cameretta a Bari con lo stereo regalato da tuo padre, fino al provvidenziale ritorno a lezione nel 2023 dopo una lunga pausa: c’è un momento esatto che ricordi come l’inizio ufficiale della tua carriera artistica?
Più che un debutto freddo, considero come vero inizio ufficiale l’incontro e la firma con l’etichetta Up Music avvenuti nel 2025. Fino a quel momento avevo sempre tenuto nel cassetto il sogno di scrivere e cantare cose mie, frenato dalle mie stesse insicurezze. Ma quando ho iniziato a collaborare con loro e a lavorare al mio singolo “Restart”, ho sentito una carica e una fiducia tali da farmi dire “ok, ci provo davvero, questo è il mio percorso”. Quello spartiacque ha trasformato la passione di una vita in un progetto concreto e professionale.
Nei tuoi brani metti a nudo la verità senza filtri, affrontando le vulnerabilità e i blocchi interiori. Da dove trai principalmente l’ispirazione per le tue canzoni e come riesci a trasformare i ricordi personali e i dettagli quotidiani in musica?
La mia ispirazione viene esclusivamente dalla vita vissuta, dai rapporti umani e da ciò che mi tocca nel profondo. Non so scrivere a tavolino o inventare storie di sana pianta. Per me il processo di scrittura è terapeutico: prendo un ricordo, una dinamica complessa di una relazione o un momento di blackout mentale e li guardo da vicino. Il segreto per trasformarli in musica è l’onestà. Cerco di non abbellire il dolore o la confusione, ma di tradurli in parole semplici e melodie dirette in cui chiunque possa rispecchiarsi. I dettagli quotidiani e i ricordi d’amore, anche quelli più dolorosi, diventano così canzoni in cui le mie fragilità si connettono a quelle di chi ascolta.
Tematiche come la rinascita, la lotta contro le barriere invisibili della mente e la forza terapeutica della condivisione sembrano essere centrali nel tuo percorso. Quali sono i messaggi ricorrenti che senti l’urgenza di far risuonare nel pubblico attraverso la tua arte?
Il messaggio più urgente in assoluto è: non siete soli e non isolatevi. Nella società di oggi è facilissimo sentirsi inadeguati o intrappolati in guerre invisibili contro se stessi, convinti che nessuno possa comprendere il nostro labirinto mentale. Attraverso brani come “Restart” o “Labirinto”, voglio ricordare che la condivisione ha un potere curativo pazzesco. Quando mostriamo le nostre cicatrici e ne cantiamo, le barriere mentali iniziano a crollare e scopriamo che gli altri stanno combattendo le nostre stesse, identiche battaglie. C’è sempre una via d’uscita e c’è sempre spazio per una rinascita.
Hai sempre dichiarato una profonda ammirazione per la sensibilità interpretativa e la scrittura delle grandi voci del pop, da Elisa a Taylor Swift. In che modo queste straordinarie icone hanno influenzato la tua cifra stilistica e la grande cura che dedichi alla tua vocalità?
Hanno avuto un peso enorme. Crescere ascoltando Elisa, Giorgia, Taylor Swift o Annalisa mi ha insegnato che la voce non è solo uno strumento per prendere le note giuste, ma un canale emotivo puro. Da loro ho appreso l’importanza della sfumatura interpretativa, del saper sussurrare per poi esplodere nel ritornello, mettendo sempre la tecnica vocale al completo servizio della parola e dell’emozione. Questo mi spinge a dedicare una cura maniacale alla vocalità sia in studio che dal vivo, cercando di fondere l’espressività intima del pop d’autore con le dinamiche e i suoni del pop contemporaneo.
Guardando indietro alla tua storia – dal superamento del blocco che ti impediva di scrivere testi fino al solido legame creativo con Sabatino Salvati e il team di Up Music – come valuti oggi la tua evoluzione artistica ed emotiva?
La valuto come una vera e propria liberazione. Per anni mi sono ripetuto la bugia di non essere all’altezza della scrittura. Superare quel blocco mi ha fatto crescere tantissimo anche a livello personale. Il legame creativo con Sabatino Salvati e con tutto il team di Up Music è stato fondamentale: Sabatino ha saputo intercettare esattamente ciò che volevo esprimere fin da “Restart”, cucendomi addosso sonorità moderne ed energiche. Oggi mi sento un artista molto più maturo, consapevole dei miei mezzi e, soprattutto, finalmente libero di essere vulnerabile senza la paura di essere giudicato.
Recentemente hai vissuto l’emozione intensa di esibirti sul prestigioso palco dell’Irpinia Pride ad Atripalda. Qual è attualmente la tua canzone preferita da interpretare dal vivo e qual è l’energia speciale che si crea quando incroci lo sguardo del pubblico?
L’Irpinia Pride è stato magico. In questo momento, interpretare “Labirinto” dal vivo mi regala delle vibrazioni uniche, perché è un brano fresco, viscerale, e cantarlo davanti alle persone mi fa sentire nudo ma fortissimo al tempo stesso. L’energia speciale che si crea sul palco è indescrivibile: quando incrocio lo sguardo di qualcuno che canta con me o che semplicemente chiude gli occhi ascoltandomi, avverto una connessione istantanea. È in quell’esatto millesimo di secondo che capisco il perché di tutta la fatica, dei silenzi passati e del lavoro in studio. È uno scambio d’amore purissimo.
Il tuo nuovo singolo “Labirinto” racconta di una relazione complessa, segnata da un continuo rincorrersi e da dinamiche di profonda interdipendenza. Ci spieghi da ovest è nata l’idea per questo brano e per la sua potente metafora visiva ed emotiva?
L’idea è nata scavando a fondo in una storia vera e passata che mi ha legato moltissimo a una persona importante. È stato un rapporto fatto di estremi: momenti di vicinanza simbiotica alternati a periodi di totale distacco. Ci siamo rincorsi per anni, inciampando nei ricordi, nelle nostre insicurezze e in una rabbia che ci ha tenuti distanti per molto tempo. La metafora visiva ed emotiva del “Labirinto” è nata proprio da qui: la sensazione di essere intrappolati in un circuito chiuso dove non vedi l’uscita perché sei troppo concentrato sulle tue paure. Ma la storia ha un finale felice: abbiamo smussato gli angoli e oggi lui è una delle persone più care e stabili della mia vita.
(PRIMAMUSIC)
Dopo aver conquistato la Top 40 indipendente con il ritmo travolgente di “Restart” e aver aperto questo nuovo capitolo così intimo con “Labirinto”, quali sono i tuoi prossimi obiettivi e i sogni più grandi per il futuro del tuo viaggio musicale?
L’obiettivo a breve termine è continuare a promuovere *Labirinto* e portare la mia musica su quanti più palchi possibili, perché la dimensione live è ciò che mi fa sentire davvero vivo. Guardando al futuro e sognando in grande, il mio desiderio è continuare a consolidare il mio stile, lavorando sodo in studio con Up Music a nuovi singoli per arrivare a pubblicare, un giorno, un intero album che raccolga la mia anima musicale. Il sogno più grande resta sempre lo stesso: riuscire a emozionare un pubblico sempre più vasto, rimanendo fedele a me stesso, alla mia verità e continuando a trasformare la mia vita in canzoni sincere.




