Dopo quattordici anni di silenzio discografico, gli Aperegina tornano sulla scena musicale con “Nuove Frequenze”, il nuovo singolo disponibile in radio e su tutte le piattaforme digitali. La storica band veneta riparte dalle proprie radici rock elettroniche per presentare un brano dal forte impatto sonoro e concettuale, capace di coniugare energia, esperienza e spirito critico.
Il singolo affronta una delle questioni più discusse del panorama musicale contemporaneo: le difficoltà che i giovani artisti incontrano nel confrontarsi con un sistema che sembra sempre meno orientato alla scoperta e alla valorizzazione del talento autentico. Un tema che gli Aperegina raccontano senza filtri, forti di un percorso artistico e professionale che li ha resi osservatori privilegiati delle trasformazioni del settore.
“Nuove Frequenze” rappresenta così molto più di un semplice ritorno discografico: è una dichiarazione d’intenti, una presa di posizione sul presente dell’industria musicale e, al tempo stesso, l’inizio di un nuovo capitolo per una band che ha scelto di tornare a far sentire la propria voce.
In questa intervista, gli Aperegina raccontano la genesi del brano, le motivazioni che li hanno riportati in studio dopo tanti anni e la loro visione di un mercato musicale in continua evoluzione.
(PRIMAMUSIC) Dopo quattordici anni di silenzio discografico, cosa vi ha spinto a tornare proprio adesso e perché avete scelto “Nuove Frequenze” come brano per segnare questo ritorno?
La voglia di tornare “sulle scene” mordeva le nostre anime già da tempo, ma nel vedere l’impoverimento, a nostro avviso, della qualità della scena musicale odierna abbiamo sentito quasi come un obbligo etico smuovere qualcosa anche nel piccolo. “Nuove Frequenze” parla dei talenti che per esprimersi devono passare da “radio spente”, perché da tempo consideriamo la grande qualità di molti artisti che sentiamo un live e che artisticamente valgono molto più di molti presunti “vip radiofonici”.
Avete dichiarato di sentire l’esigenza di “sputare qualche sentenza” sul mondo della musica. Quali sono gli aspetti dell’industria musicale contemporanea che oggi vi sembrano più distanti dall’idea di valorizzazione del talento?
L’industria musicale nei vari ragionamenti di mero business dovrebbe quantomeno avere la decenza di selezionare artisti degni di tale nome perché scegliere caricature di artisti, in molti casi, porta le nuove generazioni a seguire esempi errati e a non saper più riconoscere un talento da una barzelletta vestita da artista.
“Nuove Frequenze” racconta il percorso difficile di un giovane artista che cerca spazio in un sistema complesso. Quanto c’è di autobiografico in questa narrazione e quanto invece deriva dall’osservazione delle nuove generazioni di musicisti?
La canzone in sè ha una profonda radice autobiografica, ma essendo da anni un manager musicale che manda giovani a suonare con artisti affermati in tutta Italia, posso dire di avere un ampio spettro di osservazione critica su ciò che accade ogni giorno. Gli Aperegina hanno parto le danze che persistono complesse e spesso senza veri interlocutori tutt’oggi.
In questi quattordici anni il mercato musicale è stato rivoluzionato da streaming, social network e algoritmi. Secondo voi, questi strumenti hanno ampliato le opportunità per gli artisti o hanno reso ancora più difficile emergere?
I social, a nostro avviso, hanno reso “possibile a tutti avere una vetrina”.Questo potrebbe avere un aspetto di libertà e di democrazia ma nella realtà ha portato tutti allo stesso livello ed impedito “il senso critico” di chi sapendo di non essere ancora all altezza non saliva su un palco. Questo oggi è annullato e anche un incapace carico di like può essere chiamato artista.
Gli Aperegina hanno sempre unito rock ed elettronica. Come si è evoluto il vostro linguaggio musicale rispetto al passato e quali elementi della vostra identità avete voluto preservare in questo nuovo corso?
Il genere musicale rimane fedele al matrimonio tra rock ed elettronica, ma diviene più maturo nei testi e le tematiche, nelle scelte stilistiche di riff di chitarra ma senza mai privarsi di quel tocco “fuori dalle righe” nelle strutture delle canzoni che ci ha sempre contraddistinto.
Nel brano emerge una critica verso un sistema che sembra aver perso la capacità di scoprire nuovi talenti. Cosa dovrebbe cambiare, concretamente, per restituire centralità alla ricerca artistica e alla qualità della 1proposta musicale?
Si dovrebbe tornare allo scouting, quello vero che cercava talenti nei localini, si dovrebbe impegnarsi a passare in radio molto più “vivaio” di emergenti validi e lasciare che l’agenzia torni ad ascoltare e a decide e non ad accettare ogni volta il. “Sal da Vinci” di turno fingendo che va bene così
Tornare sulle scene dopo una lunga pausa significa inevitabilmente confrontarsi con un pubblico cambiato. Che tipo di accoglienza vi aspettate e cosa vorreste comunicare a chi scoprirà gli Aperegina per la prima volta attraverso questo singolo?
Questa è la vera incognita. L’impoverimento culturale dei ragazzi è sotto gli occhi di tutti ma il fenomeno dei “quarantenni che tornano ad uscire dalle tane” per tornare ai live dei loro miti degli anni 90/00, dai Marlene ai Meganoidi, ci rincuora e credo, o meglio spero, di ritrovare molti vecchi fan con rinnovata voglia di ascoltarci.
“Nuove Frequenze” è una dichiarazione d’intenti o rappresenta soltanto il primo capitolo di un progetto più ampio? Cosa dobbiamo aspettarci dagli Aperegina nei prossimi mesi?
Nei prossimi mesi sicuramente nuovi live, che poi da sempre sono la nostra casa, avendo alle spalle più di 900 date in Italia e parte d’Europa e di certo nuovi pezzi che spuntano anche dal passato fermi nel famoso cassetto impolverato.
(PRIMAMUSIC)




