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Riki Cellini – “L’estate tutto l’anno” (recensione)

Riki Cellini

Riki Cellini

Quando ho iniziato ad ascoltare “L’estate tutto l’anno”, mi aspettavo un disco costruito attorno alla nostalgia. In fondo il titolo, le riletture di alcuni classici e il percorso di Riki Cellini potevano facilmente portare in quella direzione. Invece, traccia dopo traccia, mi sono accorto che il punto non è guardare indietro, ma capire cosa certe canzoni hanno ancora da dire oggi.

La sensazione che mi ha accompagnato durante l’ascolto è quella di un album che non ha fretta. Un dettaglio che può sembrare banale, ma che in un momento storico in cui tutto corre velocissimo finisce quasi per diventare una presa di posizione. Cellini lascia spazio alle parole, alle pause, alle atmosfere. Non cerca il colpo di scena e nemmeno il ritornello costruito per restare in testa a tutti i costi.

La parte più interessante del progetto, almeno per me, sta proprio nel dialogo tra gli inediti e le riletture. Brani come “Azzurro”, “Milano e Vincenzo” o “Balla balla ballerino” non vengono trattati come monumenti da lucidare. Al contrario, vengono riportati a una dimensione più raccolta, quasi domestica, dove emergono sfumature che spesso l’abitudine all’ascolto aveva finito per nascondere.

Negli inediti, invece, emerge il lato più personale dell’artista. “L’amore domani” è forse il brano che meglio sintetizza il clima del disco: una riflessione sul presente che non rinuncia alla speranza, ma nemmeno finge che tutto vada bene. Mi è piaciuto soprattutto questo equilibrio tra leggerezza e inquietudine, tra il desiderio di guardare avanti e la consapevolezza delle fragilità che ci accompagnano.

Musicalmente il disco si muove con naturalezza tra pop, soul e sfumature jazz, senza mai dare l’impressione di voler esibire la propria cultura musicale. Tutto appare funzionale alle canzoni e al racconto.

Alla fine dell’ascolto mi è rimasta addosso una sensazione piuttosto rara: quella di aver incontrato un disco che sa esattamente cosa vuole essere. Non cerca di assomigliare a qualcos’altro, non rincorre il presente e non prova a convincere nessuno. Racconta semplicemente una visione della musica e lo fa con coerenza.

E oggi, forse, è già molto.

 

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