Intervista- KRISTALS, “Shopping”: quando le voci dell’infanzia mettono in discussione il mondo degli adulti

Con il nuovo singolo “Shopping”, disponibile in radio dal 29 maggio per Xemara Records, i KRISTALS affrontano uno dei temi più urgenti della contemporaneità: il rapporto tra crescita, aspettative sociali e ricerca del successo economico. Attraverso un dialogo intenso tra la prospettiva adulta e quella dei bambini, il brano invita a riflettere sulle contraddizioni di una società sempre più orientata al consumo, restituendo valore a uno sguardo autentico e libero da sovrastrutture. Un racconto musicale delicato e profondo, impreziosito dalla composizione pianistica di Tony La Corte, che apre nuove domande sul presente e sulle possibilità di immaginare un futuro diverso.

 

(PRIMAMUSIC) Come nasce l’idea di “SHOPPING” e qual’è stato il momento in cui avete capito che questo tema meritava una canzone?

“Shopping” nasce dall’osservazione di gesti quotidiani che sono diventati quasi automatici; desiderare, comprare, cercare qualcosa che pensiamo ci possa completare o rendere più felici. A un certo punto ci siamo accorti che non stavamo parlando solo di acquisti, ma di un modo di vivere molto più ampio. Da lì è nata la necessità di trasformare quell’osservazione in un capitolo musicale, non per dare risposte, ma per aprire una domanda: cosa stiamo insegnando davvero su ciò che “vale”?

Il titolo richiama immediatamente il consumo e il desiderio di possedere. Quale significato assume all’interno del brano?

Il titolo parla di consumo, ma non solo di quello materiale. Nel brano lo “Shopping” diventa una metafora di tutto ciò che oggi viene esposto, confrontato e desiderato. Non si parla solo di oggetti, ma anche di identità e percezione di sé. Spesso acquistiamo immagini, modelli di vita e aspettative. Ci interessava raccontare questo aspetto tramitelo sguardo dell’infanzia che introduce una distanza critica, ciò che per gli adulti appare normale viene improvvisamente rimesso in discussione.

Quali contraddizioni del mondo contemporaneo avete voluto mettere maggiormente in evidenza attraverso la canzone?

Ci ha colpito la costante tensione tra abbondanza e vuoto. La ricerca di visibilità, successo e benessere da un lato, dall’altro una crescente fragilità interiore e sociale. Viviamo in un mondo in cui abbiamo accesso a tutto, eppure emerge un’enorme solitudine e insoddisfazione. In “Shopping” abbiamo cercato di raccontare proprio questa tensione, tra il desiderio di avere sempre di più e la difficoltà di capire cosa conta davvero.

Nel brano le voci dei bambini hanno un ruolo centrale. Perché avete scelto di inserirle e quale funzione narrativa svolgono?

Le giovanissime voci rappresentano il cuore di KRISTALS e sono lì per portare uno sguardo diverso. I bambini osservano il mondo senza molti dei filtri che noi adulti abbiamo costruito nel tempo. Attraverso le loro voci volevamo creare una prospettiva capace di mettere in discussione cose che spesso consideriamo normali. Ci accorgiamo che ciò che per gli adulti appare normale, può essere percepito in modo molto diverso. In fondo, KRISTALS nasce proprio da questa domanda: come appare il nostro mondo agli occhi di chi dovrà viverne le conseguenze?

C’è stato un episodio o un dialogo reale con dei bambini che ha ispirato il testo?

Non c’è stato un episodio preciso. È stato più un insieme di osservazioni raccolte nel tempo. Quello che ci colpisce spesso dei bambini è la loro capacità di fare domande semplici ma profonde. Domande che gli adulti tendono a non farsi più perché considerano certe dinamiche normali o inevitabili. “Shopping” nasce dalla prospettiva di ciò che il mondo degli adulti può rivelare quando viene osservato da chi non ne ha ancora interiorizzato le regole.

Ci sono riferimenti musicali o artistici che hanno influenzato la realizzazione di “SHOPPING”?

Dal punto di vista musicale ci muoviamo tra sonorità pop e rock, ma più che dichiarare riferimenti espliciti, “SHOPPING” si costruisce come un linguaggio autonomo, che assorbe influenze diverse e le rielabora in funzione alla narrazione. La musica come parte di un racconto per capitoli, dove suoni argomenti e immagini costruiscono un unico sistema. L’obiettivo non è citare, cerchiamo di costruire un’identità riconoscibile e coerente con l’universo KRISTALS, attraverso diverse forme espressive.

Secondo voi quali sono i valori che rischiano maggiormente di essere sacrificati nella ricerca di denaro, potere e approvazione sociale?

Nella ricerca costante di denaro, potere e approvazione sociale, ciò che spesso viene messo più alla prova è la capacità di mantenere un rapporto autentico con sé stessi e con gli altri, compromettendo l’autenticità delle relazioni. Così anche i rapporti possono rischiare di essere filtrati attraverso dinamiche di immagine, ruolo o riconoscimento.

Si indebolisce spesso la capacità di osservare, ascoltare e distinguere ciò che si desidera davvero da ciò che si sente di dover desiderare.

In “SHOPPING” lo sguardo dell’infanzia diventa centrale, perché riporta tutto a una domanda essenziale: cosa rimane quando si toglie la necessità di apparire?

La musica può ancora essere uno strumento efficace per stimolare un pensiero critico?

Assolutamente sì. Forse proprio perché non dà risposte immediate. Una canzone può entrare nelle persone in modo diverso rispetto a un discorso o a un dibattito. Può far nascere una riflessione, una domanda, una sensazione che rimane anche dopo l’ascolto. Con KRISTALS speriamo di creare uno spazio in cui fermarsi un attimo e guardare la realtà da una prospettiva diversa.

Progetti futuri?

“Shopping” è solo il primo capitolo di un progetto molto più ampio. L’opera di KRISTALS si chiama “Conscience” ed è composta da 4 atti e 11 capitoli, dove ogni brano affronta un aspetto diverso del mondo contemporaneo. I prossimi capitoli continueranno a sviluppare questo percorso, mantenendo sempre al centro lo sguardo dell’infanzia. Non si tratta di singoli brani indipendenti, ma di un’evoluzione progressiva dell’opera.

(PRIMAMUSIC)

 

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