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“Frange” dei MaldiMarte: il videoclip AI che unisce cinema e rock alternativo
Con “Frange”, i MaldiMarte costruiscono un viaggio tra realtà instabili, immaginari cinematografici e percezioni alterate. Il brano unisce rock alternativo e riflessioni contemporanee, raccontando un presente sempre più frammentato e difficile da decifrare.
Ad accompagnare il singolo è un videoclip realizzato interamente con intelligenza artificiale insieme ad Accursio Graffeo: un racconto visionario tra western, futuri neon e simboli sospesi tra memoria e immaginazione. In questa intervista la band parla del rapporto tra musica e immagini, dell’utilizzo creativo dell’AI e della necessità di contaminare linguaggi diversi per raccontare la complessità del presente.
Il videoclip di “Frange” è stato realizzato interamente con intelligenza artificiale: perché avete scelto proprio questo linguaggio visivo?
Perché ci sembrava il linguaggio più coerente con il tema del brano. “Frange” parla di realtà instabili, percezioni alterate, mondi che si sovrappongono continuamente. L’intelligenza artificiale ci permetteva di creare immagini sospese tra reale e immaginato, con una libertà narrativa molto vicina alla sensazione che volevamo trasmettere. Non volevamo usare l’AI come semplice effetto estetico, ma come parte integrante del racconto.
Nel video la protagonista attraversa realtà diverse tramite portali simbolici. Quanto conta il concetto di viaggio nella narrazione del brano?
Il viaggio è centrale. Non è solo uno spostamento fisico, ma mentale ed emotivo. La protagonista attraversa dimensioni differenti come se stesse cercando un punto stabile dentro un mondo che cambia continuamente forma. Ogni passaggio rappresenta una possibilità, una versione diversa della realtà e forse anche di sé stessa. In fondo “Frange” parla proprio di questo: della difficoltà di capire dove finisce ciò che viviamo e dove inizia ciò che proiettiamo.
Dal western al futuro neon: come avete costruito l’estetica del videoclip insieme ad Accursio Graffeo?
Con Accursio c’è stato fin dall’inizio un confronto molto cinematografico. Non volevamo semplicemente citare dei film iconici, ma utilizzare immaginari collettivi riconoscibili per evocare emozioni immediate. Ogni universo visivo è stato scelto per rappresentare uno stato emotivo preciso: il western più istintivo e polveroso, il futuro neon più alienante e freddo, lo spazio come perdita di orientamento. Tutto il videoclip è costruito come una collisione continua tra memoria cinematografica e identità contemporanea.
L’utilizzo dell’AI nel mondo audiovisivo divide molto l’opinione pubblica. Per voi rappresenta uno strumento creativo o una provocazione artistica?
Sicuramente uno strumento creativo. Come ogni tecnologia dipende dall’uso che se ne fa. L’AI non sostituisce automaticamente un’idea, una sensibilità o una visione artistica. Nel nostro caso è stata utilizzata per amplificare una narrazione che sarebbe stata molto difficile da realizzare in modo tradizionale con le stesse possibilità visive. Poi è chiaro che il dibattito esiste ed è giusto che esista, perché ogni cambiamento tecnologico modifica anche il modo in cui percepiamo l’arte e le immagini.
In “Frange” convivono riferimenti cinematografici, rock alternativo e riflessioni sociali. Quanto è importante contaminare linguaggi diversi?
Per noi è fondamentale, perché la realtà stessa oggi è contaminazione continua. Siamo cresciuti ascoltando rock alternativo, guardando cinema, vivendo internet, assorbendo immagini e informazioni in modo simultaneo. Sarebbe strano raccontare il presente utilizzando un solo linguaggio chiuso e lineare. Ci interessa creare connessioni tra elementi diversi, lasciando che musica, immagini e simboli si influenzino a vicenda.
La DeLorean e la bicicletta sospesa nel finale sembrano evocare memoria e liberazione. Che significato hanno queste immagini?
Sono immagini molto legate all’idea di evasione e di superamento dei limiti della realtà. La DeLorean rappresenta il desiderio quasi impossibile di attraversare il tempo, mentre la bicicletta sospesa richiama un’immagine più innocente e universale, legata alla meraviglia e alla libertà. Nel finale volevamo lasciare una sensazione aperta: non una conclusione definitiva, ma la possibilità che esistano ancora direzioni alternative, anche dentro un mondo frammentato.
Pensate che oggi anche l’immaginario collettivo stia diventando frammentato quanto la realtà che raccontate nel brano?
Sì, probabilmente sta accadendo proprio questo. Una volta esistevano riferimenti culturali più condivisi, mentre oggi ogni persona vive dentro flussi differenti di immagini, contenuti e narrazioni. Anche l’immaginario si è trasformato in qualcosa di molto personale e frammentato. “Frange” prova a raccontare questa condizione contemporanea, dove tutto sembra simultaneo, sovrapposto e in continuo movimento.
