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Relief: autenticità e inquietudine nel nuovo singolo “Cristalli Liquidi”

Con “Cristalli Liquidi”, i Relief raccontano le contraddizioni delle relazioni contemporanee, sospese tra autenticità, percezioni alterate e bisogno di connessione. Il brano unisce sonorità pop alternative ad arrangiamenti atipici, con il flauto traverso che diventa elemento centrale e distintivo del sound della band.

Anche il videoclip sviluppa questa dimensione emotiva attraverso un’estetica sospesa tra trasparenza e uncanny valley, trasformando il senso di inquietudine del brano in immagini. In questa intervista per Prima Music, i Relief raccontano la nascita di “Cristalli Liquidi”, il loro approccio musicale e il modo in cui trasformano emozioni e contraddizioni quotidiane in musica.

Come nasce “Cristalli Liquidi” e qual è stata la scintilla iniziale che ha dato vita al brano?
Il brano è nato quando abbiamo ripescato una vecchia demo in inglese di Lorenzo Corsi di quando avevamo circa 16 anni, e ci siamo accordi che poteva funzionare bene anche ora. Il testo in italiano invece è nato in modo molto spontaneo, quasi da una sensazione improvvisa. Ci interessava raccontare quel momento in cui inizi a renderti conto che forse la persona che hai davanti coincide più con l’idea che ti sei costruito che con la realtà.

Il flauto traverso è uno degli elementi più riconoscibili del vostro sound. Quando avete capito che sarebbe diventato centrale nel progetto Relief?
In realtà, essendo Lorenzo Corsi flautista e autore, era proprio nell’idea originale del progetto proporre musica nuova con strumentazione atipica che rievocasse il passato. Abbiamo deciso che non volevamo usarlo come semplice “colore”, ma come una vera voce della band. Da lì è diventato un elemento identitario molto naturale.

Nel brano convivono sonorità pop alternative e arrangiamenti atipici: quanto vi interessa uscire dagli schemi del pop tradizionale?
Molto, ma senza perdere il lato emotivo e immediato delle canzoni. Ci piace l’idea di prendere strutture accessibili e contaminarle con elementi meno prevedibili.

Avete raccontato che il giorno della prima esecuzione live siete stati anche aggrediti per strada. In che modo quell’episodio ha influenzato il vostro rapporto con la canzone?
In un certo senso ha rafforzato ancora di più il legame emotivo col brano. É come se queste cose ci mettessero alla prova, portandoci davanti a un bivio: o lasciare perdere l’intero progetto perché il mondo dà segnali negativi, oppure portare avanti quell’idea senza guardarsi indietro.

Il videoclip gioca molto sul contrasto tra trasparenza e uncanny valley. Come avete sviluppato questa estetica insieme a Federico Ciceroni?
Volevamo creare qualcosa che sembrasse umano ma leggermente alterato, come una realtà emotiva deformata. Federico ha capito subito questo equilibrio tra autenticità e inquietudine sottile, fa anche un po’ parte del suo stile.

Nei vostri testi affrontate spesso emozioni contemporanee e relazioni sospese. Quali aspetti della quotidianità vi ispirano maggiormente?
Soprattutto le contraddizioni: il bisogno di connessione e allo stesso tempo la distanza, il desiderio di autenticità in un mondo sempre più filtrato.

Essendo una band nata da percorsi musicali diversi, come riuscite a trovare una direzione comune in fase di scrittura?
Non ci riusciamo, è un disastro, diteci voi come possiamo fare!
Scherzi a parte, paradossalmente proprio grazie alle differenze. Ognuno porta influenze diverse e il punto comune nasce nel momento in cui una canzone riesce a far divertire e immedesimare tutti e quattro.

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