Con il nuovo singolo “Giuda”, i Manleva inaugurano una nuova fase del loro percorso artistico, più matura, intensa e ricca di sfumature sonore. La band bolognese torna con un brano che sceglie una prospettiva coraggiosa e controcorrente: rileggere una delle figure più controverse della tradizione cristiana, restituendole un volto umano, fragile e profondamente attuale. Tra rabbia, disillusione e bisogno di rompere schemi ormai consolidati, “Giuda” diventa anche una riflessione sul presente e sul ruolo di chi sceglie di mettere in discussione ciò che appare immutabile. Ne parliamo con i Manleva, tra nuove sonorità, ricerca artistica e il desiderio di dare voce a domande scomode.
Come nasce l’idea di rileggere la figura di Giuda in chiave così umana e controcorrente?
Nasce in maniera abbastanza casuale, nulla di troppo studiato e analizzato. Il pezzo, in prima stesura, si chiamava “il prezzo di un bacio” e parlava di tutt’altro… poi scrivendo ci abbiamo ragionato un attimo, e la figura di Giuda è uscita in maniera piuttosto spontanea. Da lì, abbiamo deciso di rivisitarne il ruolo e di cambiare il punto di vista classico, spesso si tende ad apostrofarlo come traditore e finisce lì. Ma di fatto è una figura funzionale alla narrazione, ed è soprattutto una persona, che come tutti noi magari aveva aspettative, che sono state tradite.
In che modo “Giuda” riflette il periodo storico e sociale che stiamo vivendo oggi?
Non è tanto Giuda a riflettersi nel periodo attuale, ma siamo noi che in maniera abbastanza disillusa nel brano invochiamo un nuovo Giuda. I discepoli di oggi si chiamano followers, non abbiamo più un messia, ma tanti influencer. E spesso le figure di potere guadagnano followers che diventano seguaci. La nostra “speranza” è che qualcuno di questi, una volta che si accorge delle aspettative tradite, finisca lui stesso per rompere la catena della cieca acclamazione, iniziando una rivolta gentile. Quella della analisi critica.
Quanto è stato importante il lavoro sul testo rispetto alla ricerca sonora del brano?
Quando scriviamo, testo e musica ricoprono la stessa importanza, non esiste un brano che ci piace solo per il sound. Esistono testi disimpegnati, certo, ma devono avere un “perchè”… Anche in questo caso, abbiamo dedicato energie al testo, ma abbiamo al tempo stesso fatto una scelta coraggiosa: lasciare la melodia del ritornello al synth. Il ritornello che canti è il “papa,paparara” del synth, la voce lead diventa secondaria.
Come si è evoluto il vostro processo creativo dopo un anno di pausa compositiva?
Abbiamo allungato la catena, prima i pezzi nascevano in camera e finivano in studio in tempi decisamente più brevi, adesso facciamo più passaggi di mano, per arricchirli e cogliere gli spunti di chi magari ha orecchie più fresche.
Cosa distingue questa nuova fase dei Manleva rispetto al passato?
Stiamo aggiungendo “pezzi”… La band ha un nucleo fondativo di tre persone, ci siamo sempre occupati di tutto, dalla ritmica agli strumenti. Abbiamo viaggiato l’Italia in trio, con questa formazione comoda, senza batteria, con le sequenze dentro a un computer che fa da cervellone e ci permette di essere agili. Ora ci stiamo trovando in sala prove con batteria e basso, perchè da musicisti ne sentiamo la mancanza, e ci accorgiamo del valore aggiunto che possono dare live.
Quanto è stato difficile conciliare la dimensione live con quella in studio durante la creazione del brano?
Non abbiamo mai smesso di scrivere, e nemmeno di girare avanti e indietro per fare live. Ci viene naturale, e finchè funziona, “lasciala andare”…
Pensate che la musica possa ancora scuotere le coscienze e rompere la “routine” sociale?
Poteva farlo forse decine di anni fa, oggi gli artisti al massimo possono frequentare certe scene, ma non crediamo che siano in grado di guidare movimenti. Rompere la “routine” sociale o fare riflettere certo, è il ruolo di qualsiasi forma d’arte, ma l’idea dell’artista impegnato e militante ci appartiene fino a un certo punto. Prima di tutto per disillusione, e un po’ perchè appunto ci piace essere leggeri, e spesso e volentieri nella leggerezza si riescono a scuotere le coscienze più di quanto si pensi.
Progetti futuri?
Siamo attualmente in studio, abbiamo una decina di pezzi in cantiere. Non sappiamo ancora quando, come e in che forma usciranno, ma siamo impegnati a dargli il vestito migliore. Quest’estate poi sono in programma diversi live, sulla nostra pagina spotify o bandsintown sono tutti elencati. E più dello streaming, quello è il modo migliore per c




