Primo Piano
Intervista all’Orchestra Topica: quando Napoli, Genova e Parigi si incontrano nel choro brasiliano
“Tre napoletani, un genovese e un francese” suonano choro brasiliano. Raccontateci come nasce l’unione tra voi e se ci sono aneddoti assurdi capitati tra voi o durante le prove o un concerto.
Si può sembrare il prologo di una barzelletta ma è la dimostrazione di come la globalizzazione per noi è intesa positivamente nella espressione delle esperienze di ciascuno portate al servizio di un progetto comune. Più che un aneddoto sicuramente la nostra diversa provenienza ci porta ad avere punti di vista diversi su alcune metodologie ma possiamo dire di essere abbastanza bravi ad incamerarle tutte e cinque.
Nel disco si sente una forte dimensione orchestrale pur essendo in cinque. Qual è il vostro metodo “per non pestarvi i piedi” durante la fase di composizione? C’è un direttore che coordina e che abbozza lo scheletro del brano?
I brani in Magic Umbu sono composti sostanzialmente da uno di noi e poi portati al resto del gruppo per individuare i lati da esaltare e le criticità. L’anima del brano rimane e viene rimaneggiata l’intenzione nell’esecuzione per renderlo più calzante su ogni strumentista del gruppo.
Dal vivo il vostro sound rispecchia le caratteristiche dell’album o prende una direzione completamente diversa? Preferite cambiare, anche se di poco, la struttura dei brani oppure li suonate fedelmente?
Il nostro primo disco “Chorando a Napoli” è stato registrato completamente dal vivo in sala di registrazione mentre “Magic Umbu” a tracce separate. Però anche in questo caso è molto fedele al nostro live. I brani del disco sono molto strutturati ma ci lasciamo degli spazi di libertà nel momento improvvisativo.

Qual è la reazione più inaspettata che avete ricevuto da qualcuno che ascolta la vostra musica per la prima volta?
Molti che ci ascoltano notano una vicinanza con la musica da film o di scena, è sicuramente un aspetto su cui vorremmo lavorare prossimamente. Essendo una musica molto immaginifica per adesso abbiamo voluto lasciare all’ascoltatore lo spazio di interpretare le sue immagini evocative ma stiamo prendendo anche in considerazione un aspetto di sonorizzazione.
Oltre l’Italia dove vi piacerebbe suonare Magic Umbu e perché? La scelta del/dei paese/i è dettata dall’influenza musicale che avete?
Non ci poniamo limiti! Sicuramente confrontarci col pubblico brasiliano ci piacerebbe molto proprio per donargli la nostra rielaborazione della loro tradizione.
Il 16 maggio presenterete dal vivo l’album. Ci dite dove e cosa aspettarsi?
Aspettatevi una grande festa! la location sarà a Porto Petraio a Napoli.
Se doveste consigliare un solo brano del disco a chi non vi ha mai sentiti, quale scegliereste e con quale “istruzione per l’ascolto”?
Caju ad esempio è un brano pensato per ballare ma si presta anche come puro ascolto. Il nostro progetto sta a cavallo tra queste due esperienze.
Esiste un “rumore” non musicale (di strada, di casa, di città) che vorreste trasformare in un ritmo o in un’armonia per il prossimo disco?
In “Magic Umbu” il brano Santa Teresa degli Scalzi fa proprio questo, rielabora il traffico napoletano e lo porta ad essere una melodia orecchiabile. Per il prossimo disco abbiamo già dei brani che si stanno sviluppando, ma ci aggiorneremo nella prossima intervista!
Tra samba, choro, bossa nova e suggestioni mediterranee: qual è l’elemento che secondo voi rende immediatamente riconoscibile il suono degli Orchestra Topica?
Tutti questi mondi ci hanno formato e li manteniamo vivi nel nostro modo di suonare, poi già per come è conformato l’ensemble con una chitarra a 7 corde, un pandeiro e dei fiati sicuramente è qualcosa di inedito nella scena napoletana ed europea. Sostanzialmente abbiamo la forma di un Conjunto di Choro che però esplora nuove possibilità uscendo dal repertorio tradizionale.
Una domanda scomoda: cosa non vi piace del vostro disco? O cosa avreste voluto fare diversamente, ma non avete avuto il tempo o il coraggio?
Avremmo voluto invitare più ospiti con cui condividere i nostri brani nel disco, il tempo a disposizione non è stato molto. Però abbiamo avuto l’onore della partecipazione del violoncellista Davide Maria Viola e dei percussionisti Toni Marascia e Dario de Simone. Speriamo presto di avere nuove collaborazione con loro e altri musicisti.
Vi rendete conto che siete una bella anomalia nel panorama musicale napoletano? E ciò conferma il fermento della città. Cosa vi ha dato e cosa vi ha tolto Napoli?
Napoli è una città che è difficile riassumere in poche righe. Per il nostro progetto è stata fondamentale perchè è un continuo laboratorio aperto alle più varie esperienze e quindi anche un ensemble come il nostro ha avuto la possibilità di farsi conoscere. Dopo il 2019 purtroppo molti spazi di cultura hanno chiuso e le possibilità si sono un pò ristrette, ma Napoli si sa sempre reinventare e da questo punto di vista è invincibile!
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