Primo Piano
Kanestri: il punk-rock delle fragilità e il nuovo singolo “In rotta con lo sport”
Non chiamatelo gioco, anche se il nome rimanda ai campi da basket e il nuovo singolo sembra voler chiudere i conti con l’agonismo. Per Kanestri, la musica è l’unico linguaggio possibile per rimettere insieme i cocci di una vita definita, senza troppi giri di parole, “un disastro”. Cresciuto a pane e punk-rock anni ’90, l’artista torna sulla scena con “In rotta con lo sport”, un brano travolgente che usa la metafora atletica per raccontare le dinamiche estenuanti di una relazione amorosa: l’impegno, la disciplina, le vittorie e, soprattutto, le sconfitte.
Lontano dalla ricerca del consenso a tutti i costi e armato di una sincerità spiazzante, Kanestri ci confessa che la sua vera evoluzione artistica non sta in uno “schema di gioco” più complesso, ma nel coraggio di mostrare le proprie cicatrici e farle cantare. In questa intervista, ci racconta come una delusione d’amore possa valere più di una Fender nuova e perché, alla fine, l’unico campionato che conta davvero è quello della propria autenticità.
C’è un momento specifico, magari lontano dai campi da gioco e vicino a una sala prove, che ricordi come il vero fischio d’inizio della tua carriera musicale?
Ciao ragazzi, un piacere essere qui con voi oggi. Ti rispondo così: la prima delusione d’amore. Quello è stato il primo momento nel quale ho capito che potevo utilizzare la musica e le parole come linguaggio per tirar fuori le mie emozioni usando la creatività. Si poi sono arrivate le Fender, le 4×12 e le DW rosa. Ma parecchio dopo.
Dalla solitudine di “Nel buio” all’energia di questo nuovo brano: da dove trai principalmente ispirazione per scrivere canzoni così diverse tra loro?
L’ispirazione la trovi sempre mentre sei al lavoro. E il mio lavoro e far risuonare le mie emozioni, viverle senza paura del giudizio altri, mostrare le mie fragilità. Questo mi da il coraggio per essere me stesso una volta per tutte. La canzoni sono solo nuvolette nel cielo che ho davanti, devo solo tirarle giù, e lo farò una per una.
Il nome “Kanestri” richiama lo sport, ma il nuovo singolo sembra dire tutt’altro. Ci sono temi o messaggi ricorrenti che cerchi di “mettere a segno” in ogni tuo pezzo?
La mia vita è un disastro. Cerco di mettere a posto i pezzi di me che ho lasciato sparsi qua e là chissà dove. Non voglio mettere a segno niente. Cerco solo di liberarmi dalle mie paure.
Il punk-rock è spesso una ribellione: quali artisti o generi musicali ti hanno insegnato a urlare la tua verità?
Vengo dalla scuola del punk-rock anni 90 e quell’attitudine lì me la porto dietro. Ho capito che si può essere fragili anche dietro un sound apparentemente duro e spigoloso. Ma ho un debole per le classiche melodie pop, non posso proprio farne a meno.
Come valuti la tua evoluzione artistica? Senti di aver cambiato “schema di gioco” nel corso degli anni?
Sento di essere ancora all’inizio di un percorso che ho sempre più a fuoco. Certo, dalle prime canzoni con la band scritte anni fa il mio approccio è cambiato. Oggi mi sento molto più sincero nelle emozioni che trasferisco nei miei pezzi, ricerco diversamente il sound e il senso. Sono lo stesso ma con più cicatrici da far cantare.
“In rotta con lo sport” ha un ritmo travolgente: pensi che diventerà la tua canzone preferita da eseguire dal vivo per scatenare il pogo?
No, forse ho un’altro concetto di canzone da pogo. Questo brano ha il solo obiettivo di farmi vedere per ciò che sono, ovvero una che ha deciso di soffrire bene e con stile.
Da dove è nata l’esigenza di dichiararti “In rotta con lo sport”? È una confessione autobiografica o una metafora di vita?
“In rotta con lo sport” è una canzone d’amore, non un trattato geo-politico. E non va sempre spiegato tutto. E’ venuta fuori da sola perchè io sono quella roba lì, non l’ho scelta. E’ importante che ognuno si faccia il proprio viaggio e crei la propria storia. Per me, in quel momento, lo sport era diventata la metafora dell’amore, almeno per ciò che rappresenta: impegno, disciplina, concetto di squadra, obiettivi condivisi, aspettative, vittorie e sconfitte. Tutti elementi ricorrenti anche all’interno una relazione. E il primo passo per ritrovare se stessi è accettare, ma soprattutto accettarsi, quando il gioco non funziona più. Nei miei brani torna sempre il concetto dell’imparare a convivere con le proprie crepe, il riconosce l’importanza di accettare le proprie fragilità cercando di rimanere autentici.
Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro? Qual è il prossimo “campionato” che Kanestri vuole vincere?
L’unico campionato da giocare utile è quello del migliorarsi, come song-writer e performer. Tutto il resto non conta un c@zzo. Baci.
