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Alberto Conti debutta con “Oleandri”: un esordio intimo tra amori fragili e attese sospese

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Con “Oleandri”, Alberto Conti debutta con un album intimo e coerente, costruito come il racconto di una storia d’amore senza lieto fine. Nove brani che attraversano relazioni fragili, attese e cambiamenti, trasformando emozioni quotidiane in immagini nitide e condivisibili.

Il titolo richiama l’oleandro, fiore bellissimo ma velenoso, metafora di un amore seducente e distruttivo. Tra momenti delicati ed esplosioni emotive, il disco unisce scrittura cantautorale e sensibilità pop contemporanea, delineando fin da subito un’identità artistica personale e riconoscibile. In questa intervista per Prima Music, Alberto Conti racconta la genesi del progetto e le prospettive future di un esordio che guarda già al palco come naturale evoluzione.

C’è un momento specifico che ricordi come l’inizio della tua carriera musicale, magari legato alla scrittura del primo dei nove brani che compongono questo album?
Sicuramente uno dei momenti più significativi della mia carriera musicale è la prima volta che ho conosciuto il produttore Alex Bagnoli. Da quel giorno abbiamo iniziato a scrivere insieme dei brani inediti ed è stato molto stimolante aver lavorato con un professionista del genere. Il primo brano in assoluto che abbiamo scritto insieme è stato Disco Rotto, infatti è un brano molto significativo per me.

Da dove trai principalmente ispirazione? Nel disco parli spesso di “momenti di attesa” e di cambiamenti imminenti: sono queste le situazioni che più stimolano la tua creatività?
Traggo ispirazione dai momenti di vita quotidiana, miei e che mi circondano, e cerco di raccontarli nella maniera più universale possibile così che, ogni persona, ascoltando un mio brano, possa immedesimarsi in quello che sente. Parlo spesso di momenti di attesa e di cambiamenti poiché sono argomenti che mi incuriosiscono molto.

Ci sono temi ricorrenti come le relazioni fragili e le promesse non mantenute. Consideri “Oleandri” un concept album sulla difficoltà di gestire i sentimenti oggi?
Oleandri l’ho pensato e costruito come se fosse una vera e propria storia d’amore senza lieto fine, fino al punto di arrivare a pensare che fosse tutto frutto della propria immaginazione e che questa persona non esista davvero.

Quali artisti o generi musicali hanno influenzato il sound del disco, che alterna momenti molto delicati a vere e proprie esplosioni emotive?
I miei attuali punti di riferimento sono sicuramente Cesare Cremonini, Fulminacci, John Mayer, Sam Fender e Jacob Collier

Essendo questo il tuo album d’esordio, come valuti il percorso che ti ha portato a definire la tua identità artistica attuale?
La mia attuale identità artistica è basata su tantissime influenze dovute ai miei ascolti e al mio percorso di studi. Diciamo che sono davvero felice di essere riuscito a fare un po’ un riassunto di tutte le mie influenze in questo album.

Qual è la tua canzone preferita da eseguire dal vivo? Forse una delle più intime come “Acrobati” o “Frammento”, o la title track per la sua carica emotiva?
Purtroppo io sono una persona che si lascia molto trasportare dalle emozioni, quando suono canzoni più intime come Acrobati e Frammento mi sento a casa. Nonostante ciò mi piace davvero tantissimo suonare canzoni più cariche, insomma si può dire che non so ancora scegliere.

Da dove è nata l’idea di associare il concetto di un amore distruttivo alla pianta dell’oleandro, bella ma velenosa?
L’oleandro è una pianta che mi ha sempre affascinato tantissimo e avendo anche origini marchigiane l’ho sempre vista molto. Per me, infatti, è un po’ un simbolo che mi porta con la testa all’estate e al mare, cose che amo molto.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro ora che il tuo primo lavoro ufficiale è finalmente disponibile su tutte le piattaforme?
I miei obiettivi sono di poter suonare dal vivo il più possibile e non vedo l’ora di poterlo fare con dei miei brani, sarà sicuramente molto emozionante.

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