Recensioni
Uno&Mezzo – “Anime Intossicate”: un esordio strumentale che trasforma il disagio in linguaggio sonoro
Anime Intossicate non è semplicemente un disco d’esordio: è un gesto di esposizione. Il duo strumentale Uno&Mezzo costruisce un lavoro compatto, dieci tracce brevi e densissime che funzionano come micro-dosi di tensione emotiva. La durata ridotta dei brani non alleggerisce l’ascolto, anzi lo rende più concentrato, più urgente. L’apertura con “Piombo” introduce subito l’estetica del disco: una pulsazione greve, pesante, che sembra trascinare il corpo verso il basso. È un ingresso senza mediazioni, che imposta il tono dell’intero lavoro. “Formaldeide” prosegue su un ostinato di batteria implacabile, sopra il quale il basso costruisce una progressione che stringe lentamente, fino a un break sospeso che trattiene il respiro prima di rilasciarlo di nuovo. Con “Polonio” il clima si fa ingannevolmente più leggero: un inizio quasi pacificato che cede gradualmente a una sezione più danzante, interrotta da un improvviso 7/8 che destabilizza e rimette tutto in discussione. Il cuore del disco pulsa con “Diossina”, uno dei brani più diretti e trascinanti: basso e batteria creano un groove tribale, ipnotico, che nel finale si dissolve in un’apertura rarefatta e inattesa. “Diossido di azoto” lavora invece sulla frustrazione: un tempo irregolare in 5/4 promette una via d’uscita nel pre-chorus, ma la promessa resta inevasa, chiudendo il brano in una spirale tesa e claustrofobica. La violenza controllata emerge in “Stronzio”, il momento più heavy del disco: ritmo martellante, pause illusorie e blast beat che esplodono ciclicamente, come una scarica di energia incontrollabile. Con “Monossido di carbonio” l’atmosfera diventa lugubre e paludosa: un 4/4 che muta continuamente suddivisione ritmica genera un senso costante di disorientamento, come un respiro che si fa sempre più corto. “Cianuro di potassio” introduce una struttura rigorosa A–B–A–B, alternando una sezione ipnotica e sotterranea a un’esplosione punk rock corrosiva, che spezza e rigenera la tensione. “Triossido di arsenico”, primo brano composto, conserva l’urgenza della scoperta: batteria spezzata, basso nervoso e un break centrale che amplifica la tensione invece di risolverla.
Il disco si chiude con “Mercurio”, una ballad strumentale sospesa, suonata con mallet e chorus, che lascia un fragile spiraglio di apertura. Non una redenzione, ma una possibilità.
