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“Millie Bobby Brown”: il debutto di Luisiana tra nostalgia, rinascita e suoni cinematografici

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Luisiana Luisiana

“Millie Bobby Brown” segna il debutto di Luisiana come progetto solista e apre una finestra sulle emozioni sospese tra ricordo e rinascita. Non è solo una ballata synth-pop: è una riflessione sul lasciar andare, sulla bellezza autentica e sulla responsabilità emotiva, raccontata attraverso immagini cinematografiche e sonorità che oscillano tra nostalgia e contemporaneità. Ecco cosa ci ha raccontato l’artista.

 

Nel testo di “Millie Bobby Brown” c’è una tensione tra nostalgia e rinascita. È una canzone d’amore o una canzone di addio?

È entrambe le cose. È una canzone d’amore nel momento in cui riconosce la bellezza di ciò che è stato, ma è una canzone di addio perché accetta che quell’amore non possa restare uguale a se stesso. La nostalgia non è rimpianto: è memoria viva, e la rinascita nasce proprio dal saper lasciare andare senza distruggere ciò che si è provato.

Parli di “bellezza autentica” e di donne che si salvano da sole. Quanto questa visione nasce da esperienze personali, e quanto da uno sguardo esterno?

Nasce da entrambe le cose. Da un lato c’è l’osservazione: donne fortissime che ho incontrato, che spesso non si sono sentite raccontate nel modo giusto. Dall’altro c’è una dimensione molto personale, emotiva, anche fragile. Parlare di donne che si salvano da sole significa parlare di responsabilità emotiva, di identità, di crescita. È uno specchio in cui mi riconosco, anche se non sono una donna.

Ti definisci più un osservatore o un partecipante delle storie che racconti?

Un partecipante silenzioso. Entro nelle storie senza volerle controllare, le vivo mentre le racconto. Non mi interessa descrivere da lontano: mi interessa sentire il peso emotivo delle cose, anche quando fanno male. Scrivere è un modo per stare dentro la vita, non per commentarla.

Se “Millie Bobby Brown” fosse un colore o un’immagine cinematografica, quale sarebbe?

Sarebbe un azzurro slavato, quasi polveroso, come il cielo subito dopo un temporale estivo. Cinematograficamente la vedo come un’inquadratura fissa, luce naturale, pochi dialoghi: una stanza vuota con una finestra aperta, e il vento che muove le tende. Tutto è fermo, ma qualcosa sta cambiando.

Luisiana - Millie Bobby Brown

Luisiana – Millie Bobby Brown

In che modo la Sicilia, la tua terra, entra nel tuo modo di scrivere e nel tuo immaginario sonoro?

La Sicilia è ovunque, anche quando non viene nominata. È nel contrasto continuo tra luce e ombra, tra bellezza e fatica. È nel tempo lento, nei silenzi, nel modo in cui le emozioni non vengono dette subito ma restano sospese. Musicalmente è un senso di profondità, di radici, di malinconia calda.

Ti è mai capitato di pensare che l’autenticità, oggi, possa essere un atto controcorrente anche nel mondo della musica?

Sì, spesso. Essere autentici oggi significa accettare di non piacere a tutti, di non semplificare troppo, di non inseguire formule. L’autenticità non è spontaneità ingenua: è una scelta precisa, a volte scomoda. Ma è l’unica cosa che rende la musica necessaria, non solo consumabile.

Progetti per il 2026?

Nel 2026 arriverà un album. Un lavoro che nasce con calma, senza inseguire urgenze esterne, ma seguendo una necessità artistica precisa. Sarà un disco coerente, emotivamente profondo, che metterà insieme scrittura, immaginario e suono in modo più maturo e consapevole. Un album che non vuole spiegare tutto, ma lasciare spazio a chi ascolta di riconoscersi.

 

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