Collegati con noi

Primo Piano

“Isole” di Cenere: un viaggio interiore tra solitudine e rinascita

Pubblicata

il

Con “Isole”, Cenere torna a raccontare la complessità dell’animo umano con una delicatezza disarmante. Il nuovo singolo è una ballata introspettiva e crepuscolare che esplora i confini sottili tra solitudine e rinascita, tra dolore e consapevolezza. Il brano si apre in punta di piedi, quasi in silenzio, per poi avvolgere l’ascoltatore in un crescendo di groove deciso, delay ipnotici e synth evocativi, fino a trasformarsi in un grido malinconico sospeso tra sogno e memoria.

Con una voce capace di farsi carezza e ferita allo stesso tempo, Cenere racconta il “vuoto fertile” come spazio necessario per ritrovarsi, un luogo dell’anima in cui le fragilità non vengono più fuggite ma accolte come punto di ripartenza.
“Isole” nasce da un momento di ascolto profondo, da quella condizione di smarrimento che può diventare, se attraversata con sincerità, un terreno di rinascita personale e creativa.

In questa intervista, l’artista si apre con autenticità sul processo di scrittura, sulla connessione emotiva con il pubblico e sul potere liberatorio della musica, capace di trasformare il dolore in bellezza condivisa.

“Isole” nasce da un momento di ascolto del dolore e della solitudine. Quanto è stato difficile per te trasformare un sentimento così intimo in una canzone da condividere con il pubblico?

“Per me scrivere è sempre stata una valvola di sfogo molto naturale, sapere in secondo luogo che le persone possano identificarsi con le mie emozioni, crea una connessione empatica ancora più forte con il pubblico. Quando mi succede, provo una sensazione molto intensa, ascoltare una canzone che ricalca con cura il tuo sentire, risuona come un rituale emotivo collettivo e su di me ha un effetto curativo. E quando ne trovo una, sento il bisogno di ascoltarla in loop, come un mantra”.

Nel brano parli di “vuoto fertile”: quando hai capito che la solitudine poteva diventare un terreno di rinascita?

“Quando ho smesso di scappare dalle mie fragilità. Ero abituata a riempire i vuoti, a cercare una via di fuga dai miei pensieri, soprattutto quelli più dolorosi, ma quando sei impegnata a correre non ti accorgi di dove sei e che cosa ti circonda, per questo fermarsi a fare un punto con se stessi senza nessun tipo di contaminazione esterna è necessario per ripartire con una visione nuova”

C’è un’immagine o un ricordo personale che ha ispirato direttamente il testo?

“Il brano è nato in una sorta di limbo tra sogno e realtà, appena sveglia. In quel periodo avevo un’intensa attività onirica: mi ritrovavo spesso in scenari surreali e affascinanti, ma sempre sola. Quelle immagini mi restavano addosso anche dopo il risveglio, come se avessero qualcosa da raccontarmi. È stato proprio quel senso di solitudine sospesa a ispirami nella scrittura. Per questo tengo sempre carta e penna accanto al letto: non voglio perdere nemmeno un frammento di quei mondi”.

Scrivere di getto ti ha aiutato a liberarti di qualcosa oppure ti ha messo ancora più a contatto con le tue fragilità?

“Decisamente sì. Consiglio a tutti di provare a farlo, perché scrivere mette in luce i pensieri e mi aiuta a dargli una forma, mi pone difronte a quello che ho dentro e farlo di getto senza pensarci troppo è rivelatore, spesso mi sorprendo quando rileggo quello che scrivo perché sembra dettato da una parte nascosta di me, che improvvisamente affiora sulla carta”

Quando ascolti oggi “Isole”, provi ancora la stessa commozione che hai raccontato al momento del mix finale?

“Sì, quando la canto durante i live, mi emoziona la parte sospesa prima del lancio del finale, dove rimango quasi sola, a voce nuda”

 

Credito fotografico: Ramiro Castro Xiquez

Continua a leggere