(PRIMAMUSIC) Con “Sento una musica”, Mauro Cesaretti porta l’estate in musica: un brano leggero e ballabile che trasforma ogni serata in spiaggia in un piccolo inno al divertimento. Nell’intervista, il cantautore ci racconta il dietro le quinte della canzone, nata da un mix di ironia e quotidianità, tra litigi via WhatsApp e immagini di vita reale che rendono il pezzo immediatamente riconoscibile e coinvolgente. (PRIMAMUSIC)
Nel testo di “Sento una musica” trasformi un litigio via WhatsApp in una canzone estiva: come nasce l’idea di affrontare con ironia un tema solitamente doloroso?
Nasce dal desiderio di alleggerire una situazione che tutti, prima o poi, hanno vissuto. Un litigio di coppia può essere pesante, ma se lo trasporti in un contesto musicale da spiaggia diventa quasi una caricatura, un modo per esorcizzare.
Quanto c’è di autobiografico nella scena della spiaggia del Twiga e negli episodi quotidiani che descrivi?
Diciamo che non è un diario, ma alcuni episodi sono capitati davvero, se non a me personalmente a persone che conosco: messaggi su WhatsApp fraintesi, discussioni inutili, la sigaretta persa o l’accendino che ricompare. La spiaggia del Twiga è simbolo di leggerezza, non necessariamente un luogo autobiografico (anche perché la canzone risale al 2019 e per la prima volta sono andato a visitare la spiaggia in questione nel 2024), ma in ogni caso è riconoscibile da tutti portando l’ascoltatore in quella dimensione agiata e festosa, tipica delle canzoni de Il Pagante, ma con una modalità più cinematografica e meno tamarra.
La leggerezza del brano è solo apparente: credi che l’ironia possa essere un modo per elaborare emozioni complesse?
Assolutamente sì. Dietro l’ironia c’è sempre un fondo di verità. Ridere di una situazione ti aiuta a prenderne le distanze e a trasformare il dolore in energia positiva. La dicotomia della vita sta proprio dell’unione di una persona che soffre e l’altra che se ne frega apparentemente.
Sei partito dalla scrittura del testo o dal groove musicale?
Dal groove. La base di Mattia Avello mi trasmetteva subito un mood da festa, e da lì è nato il testo, quasi come se le parole fossero la sceneggiatura di quella musica, poi solo grazie a Mattia Fiorani il tutto ha preso forma in questa orchestrazione che ha visto protagonista la tromba di Francesco Musoni.
Qual è la reazione più curiosa che hai ricevuto dal pubblico ascoltando il brano?
Ho visto molta attenzione. Il testo è serrato, è una narrativa e la gente prima di lasciarsi trasportare della musica ha deciso di ascoltare e immergersi nelle parole. Cosa che non mi aspettavo così tanto!
